Riciclity: avviare un riciclaggio di materiale non necessario già utilizzato, all'infinito
Il tappo e attaccato alla bottiglia? Problema risolto
che per ridere, ho scritto dopo aver visto un video tutorial utile a riconoscere i vari tipi di tappi e la motivazione delle differenze dettata da diversi modi di utilizzo,
mi ha passato un articolo di Ugo Bardi che mi è piaciuto e ha acutizzato in me alcune considerazioni che faccio da tempo.
Bardi fa notare quanto sia ipocrita e, addirittura dannosa, la motivazione che ha portato l'industria del soft drink verso la scelta di far rimanere attaccato il tappo alle bottiglie di plastica. Quello che dice mi trova daccordo su tutto tranne che sul paradigma iniziale: vendere bibite quindi produrre troppa plastica.
Io sono sempre più convinto, invece, che l'industria del soft drink non ci vende bevande bensì plastica e zucchero con il pretesto di farci bere.
L'acqua costa poco, quand'anche in regime di concessione, la pagano pochissimo. Consideriamo anche che spesso nemmeno pagano o pagano con grandi ritardi e non prima di aver perso lunghi contenziosi legali.
Se fosse l'acqua il prodotto da vendere e si avesse a cuore un'etica orientata ad una minore impronta antropica, la si venderebbe in contenitori di vetro ma siccome l'acqua non è necessario venderla perché sarebbe captabile ovunque se non irregimentata, ci fanno credere che siamo noi a volerla plastificata quindi siamo noi a doverci educare, per cui, il tappo attaccato, ha uno scopo didattico.
Quest'industria che fa? Installa grandi stabilimenti per produrre bottiglie, tappi, etichette e imballaggi per confezionare roba che non hanno pagato tutt'al più aromatizzata omeopaticamente con aggiunte di zucchero con modalità avverse anche alle considerazioni del peggior sedicente medico: lo zucchero, infatti, è la droga maggiomente utilizzata per rendere enormemente appetibili tantissimi inutili alimenti e beveraggi.
Come potrebbero vendere miliardi di bottiglie di plastica altrimenti? Mica sono bacinelle che una volta acquistate riutilizziamo, se ben conservate, anche per molti anni.
La questione tappo.
Io li differenzio da tanto, anche se il mio comune consente di conferire più materiali per caratterizzarli successivamente, a casa mia, li passiamo a chi, per fare beneficienza, li rivende come plastica più pregiata. La necessaria maggior forza per strapparlo alla bottiglia non mi fa certo desistere da questo intento.
Consideriamo anche il traporto, milioni di autotreni ogni anno sono incolonnati su strade e autostrade per portare prodotti piemontesi in sicilia e i medesimi prodotti, però siciliani, in Piemonte, o valdostani in Puglia e viceversa, rendendo le strisce d'asfalto italiane, un grande magazzino per lo stoccaggio di bancali con milioni di metri cubi di plastica che potrebbero, invece, non essere prodotti affatto.
che per ridere, ho scritto dopo aver visto un video tutorial utile a riconoscere i vari tipi di tappi e la motivazione delle differenze dettata da diversi modi di utilizzo,
mi ha passato un articolo di Ugo Bardi che mi è piaciuto e ha acutizzato in me alcune considerazioni che faccio da tempo.
Bardi fa notare quanto sia ipocrita e, addirittura dannosa, la motivazione che ha portato l'industria del soft drink verso la scelta di far rimanere attaccato il tappo alle bottiglie di plastica. Quello che dice mi trova daccordo su tutto tranne che sul paradigma iniziale: vendere bibite quindi produrre troppa plastica.
Io sono sempre più convinto, invece, che l'industria del soft drink non ci vende bevande bensì plastica e zucchero con il pretesto di farci bere.
L'acqua costa poco, quand'anche in regime di concessione, la pagano pochissimo. Consideriamo anche che spesso nemmeno pagano o pagano con grandi ritardi e non prima di aver perso lunghi contenziosi legali.
Se fosse l'acqua il prodotto da vendere e si avesse a cuore un'etica orientata ad una minore impronta antropica, la si venderebbe in contenitori di vetro ma siccome l'acqua non è necessario venderla perché sarebbe captabile ovunque se non irregimentata, ci fanno credere che siamo noi a volerla plastificata quindi siamo noi a doverci educare, per cui, il tappo attaccato, ha uno scopo didattico.
Quest'industria che fa? Installa grandi stabilimenti per produrre bottiglie, tappi, etichette e imballaggi per confezionare roba che non hanno pagato tutt'al più aromatizzata omeopaticamente con aggiunte di zucchero con modalità avverse anche alle considerazioni del peggior sedicente medico: lo zucchero, infatti, è la droga maggiomente utilizzata per rendere enormemente appetibili tantissimi inutili alimenti e beveraggi.
Come potrebbero vendere miliardi di bottiglie di plastica altrimenti? Mica sono bacinelle che una volta acquistate riutilizziamo, se ben conservate, anche per molti anni.
La questione tappo.
Io li differenzio da tanto, anche se il mio comune consente di conferire più materiali per caratterizzarli successivamente, a casa mia, li passiamo a chi, per fare beneficienza, li rivende come plastica più pregiata. La necessaria maggior forza per strapparlo alla bottiglia non mi fa certo desistere da questo intento.
Consideriamo anche il traporto, milioni di autotreni ogni anno sono incolonnati su strade e autostrade per portare prodotti piemontesi in sicilia e i medesimi prodotti, però siciliani, in Piemonte, o valdostani in Puglia e viceversa, rendendo le strisce d'asfalto italiane, un grande magazzino per lo stoccaggio di bancali con milioni di metri cubi di plastica che potrebbero, invece, non essere prodotti affatto.
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