sabato 4 agosto 2018

Colori


I colori stanno nelle lunghezze d'onda della luce, a ben vedere stanno anche nei nomi, nelle religioni, nelle preferenze personali per quanto riguarda le persone alle quali ci si vuole accompagnare nella vita: colori di altezza, colori di peso, colori di occhi e capelli, colori di sesso.
Non esiste il razzismo?
Faranno di tutto per negarlo perché i fascisti utilizzano modalità di comunicazione da sempre improntate sulla menzogna e sulla dissimulazione.
Tra loro o lontano dalla possibilità di essere registrati, si vantano delle loro bravate squadriste, ma ufficialmente negano o tentano di far passare l'idea di essere loro stessi vittime della discriminazione.
Questo è vero come potrebbe risultare vero che siamo discriminanti nei confronti di chi è violento, nei confronti, quindi, di chi deve essere individuato e messo in condizioni di non nuocere all'incolumità propria e altrui.
In Italia, tuttavia, una legge che fa discriminazione tra le persone a causa di una presunta appartenenza razziale, venne promulgata solo dal regime fascista nel 1933.
Poverini, allora nemmeno potevano immaginare che avremmo potuto analizzare il dna così bene da comprendere che, ad esempio, i sardi dell'Ogliastra sono geneticamente più simili ai rumeni che ai conterranei della Barbagia eppure a nessuno verrebbe in mente di chiedere a una persona di Nuoro di procurarsi il passaporto qualora volesse visitare Tortolì.
La razza è un'invenzione culturale necessaria a chi vuole marcare lo straniero che per un traettese già risulta essere uno scaurese, figuriamoci una persona scura di pelle, di religione poco diffusa a Minturno e con una media di consonanti nel nome superiore alla media di consonanti presenti nei nomi del sud Pontino. Vero è che dove l'unico cibo è un pezzo di pane ammuffito posato a terra, l'animale affamato fa di tutto per accaparrarselo, il problema nell'animale uomo è che la fame non si basa su sensazioni che porterebbero alla morte ma su percezioni che danno la sensazione di rinunciare al poco superfluo di cui si dispone se queste le si deve condividere con chi veramente ha fame. Come priviamo una persone dell'indispensabile per vivere senza risultare stronzi? Facendo credere che quel pezzo di pane ammuffito è indispensabile a noi e che l'altro, di colore diverso, con nome impronunciabile, che si fa la croce al contrario, ecc. non è umano. Nel 1933 in Italia quella legge, serie di norme che differenziava le razze, al punto sette declamava:

"È tempo che gli Italiani si proclamino francamente razzisti. Tutta l'opera che finora ha fatto il Regime in Italia è in fondo del razzismo. Frequentissimo è stato sempre nei discorsi del Capo il richiamo ai concetti di razza. La questione del razzismo in Italia deve essere trattata da un punto di vista puramente biologico, senza intenzioni filosofiche o religiose. La concezione del razzismo in Italia deve essere essenzialmente italiana e l'indirizzo ariano-nordico. Questo non vuole dire però introdurre in Italia le teorie del razzismo tedesco come sono o affermare che gli Italiani e gli Scandinavi sono la stessa cosa. Ma vuole soltanto additare agli Italiani un modello fisico e soprattutto psicologico di razza umana che per i suoi caratteri puramente europei si stacca completamente da tutte le razze extra-europee, questo vuol dire elevare l'Italiano ad un ideale di superiore coscienza di se stesso e di maggiore responsabilità."

Quanto scritto in quel manifesto ancora oggi risulta essere un paradigma per alcune persone ma coloro che, durante la quotidianità, ne applicano i princìpi, sono pochissime e assurgono con più facilità alla cronaca per la classica legge del giornalismo dove fa più notizia un uomo che morde un cane che viceversa, la maggior parte delle persone è proporzionalmente analoga al numero di mamme che amano i propri figli ma non finiscono sui giornali per le loro carezze e per il loro amore. Dobbiamo avere pazienza e attendere che questa onda passi ma non rinunciamo mai a denunciare le discriminazioni e non facciamoci ingannare dalla propaganda che vuol far passare il razzista per uno che ha un'opinione e in quanto tale gli si deve dare l'opportunità di esprimersi perché la razza umana è una sola ed è colma di diversità ed è proprio la diversità la qualità più bella. Paradossalmente, per essere tutti uguali, dovremmo essere tutti come Salvini?
L'uguaglianza è un paradigma senza fondamento perché, non esistendo, darà sempre modo di creare razze anche laddove tutta la popolazione terrestre fosse del medesimo colore.
L'uguaglianza tra le persone non esiste, l'uguaglianza è un concetto errato per principio, non esistono persone uguali, nemmeno due gemelli omozigoti sono uguali.
L'uguaglianza non è una condizione esistente ma un comportamento da adottare.




domenica 1 luglio 2018

L’incavo del tuo fianco



Da una parte scendo, 
dove il tepore scioglierebbe la neve più fredda, 
per farla correre fino al fianco del ginocchio dove, 
su una gambetta di bimba rimase dolce cicatrice, 
racconta di te; per burla o disattenzione, 
rimase per me.
Dall’altra scendo, 
verso il ventre che mi ha donato ciò che di più bello ho,
con te mi ha insegnato a lasciar andare per amore, 
per quella carne la cosa più difficile.
Ti guardo, nella prima luce, 
ora dormi, 
vedo l’incavo del tuo fianco, 
niente di più bello.
Risalgo la schiena attraverso stretti boccoli 
che cerco altrove quando ti ho al fianco e quando non ci sei,  
così ti vedo anche se non davanti a me.
Ti giri in un sorriso, mi offre le più belle sopracciglia.
Sei sveglia?
E tu?
Da quando sei con me, sempre.

giovedì 28 giugno 2018

Viaggio tra le parole



In un momento di rabbia che l'attuale Presidente del Consiglio mi fornisce amorevolmente con costanza ormai quotidiana, scrivo un post su fb.
"Esistono alcune parole, le quali, dopo averle adottate per descrivere Salvini e Trump, sarà difficile utilizzarle per descrivere altre persone, tipo, che ne so, stronzo".
Dopo averle scritte mi sono chiesto se esiste una parola che descriva un concetto per i meriti acquisiti dal soggetto protagonista del concetto stesso.
Vado su google per cercarlo ma, pur esponendo il quesito nelle più svariate forme che mi vengono in mente, non sortisco l'effetto desiderato.
Scrivo a due amici: Silverio Novelli che cura le pagine web per la Treccani e Massimo Gerardo Carrese unico e solo fantasiologo e domando loro: se uso una parola per descrivere una persona e questa nasce da un suo merito, può considerarsi un meritonimo?
Novelli così mi risponde:
Beh! il neologismo d'autore è bello. Potresti migliorarlo italianizzando dal greco la parola merito appicicandola a onimo per vedere l'effetto che fa.
Per seguire l'autorevole indicazione cerco la parola merito e sinonimi, in greco. Tra queste, per la simpatica presenza di una "x" scelgo degno che si scrive, italianizzandola, axio. Il connubio che ne deriva genera una bella, parola: axionimo.
Riferisco, il risultato di questo mio breve impegno, al paziente Novelli motivandolo  come segue.
"Un grande e antico albero lo si considera monumentale, in questo caso la parola monumentale potrebbe essere un axionimo?"
Continuando a giocare, insisto:
"Pensando ad un artigiano che nel mio mondo, la tipografia, ritengo importante, come Alberto Casiraghi, o pensando ad un fantasiologo come Massimo Gerardo Carrese, le parole artigiano e fantasiologo, possono essere considerati axionimi?"
Prima, però, di ottenere una risposta mi sorge un dubbio che espongo all'ormai da me intasato Silverio.
"Però la parola antonomasia, un po', vuol dire questo"
Continuo a cercare leggendo la definizione della parola antonomasia, quindi insisto con l'ormai strenuato interlocutore:
"oppure l'axionimo, che nel frattempo anche il mio cellulare inserisce tra le parole suggerite, può essere il vocabolo utilizzato nella figura retorica dell'antonomasia?"
Il giorno successivo, il buon Novelli mi risponde:
"Un bel gioco intellettuale (torna l'amata parola gioco) il tuo.
E non lo dico con ironia. Certo, se chiami Casiraghy (la ipsilon viene inserita per vezzo dallo stesso Casiraghy nda) utilizzi un'antonomasia. Tra l'altro, dalla regia mi dicono che in retotica l'axionimo esiste (mi indica la fonte: Clicca qui
L'amico Silverio, da buon linguista, nel frattempo mi onora di sue ricerche e continua:
"Quindi hai visto giusto e io ho imparato una cosa che non sapevo grazie a te."
Wow! rispondo, e come spesso ripete il Fantasiologo, giocare non è solamente svago ma molto, molto di più e la fortuna di conoscerti con la possibilità di accedere a tue indicazioni, il gioco si è infine rivelato facile, un po'come leggere la pagina delle soluzioni.
L'umile, quindi ancor più grande, linguista aggiunge:
"Ma io di assionimo/axionimo, mi ero proprio scordato, l'ho ritrovato nei vecchi quaderni di appunti universitari. Così sapevo ma non ricordavo, quindi, non sapevo."
Conobbi Silverio Novelli in occasione della prima edizione de "Il Bicicletterario",  parlando con lui gli riferii della mia passione per le parole e di come mi piace giocarci in modo serio, semiserio e stupido, per questi motivi disse che  sicuramente mi avrebbe interessato conoscere una persona con la quale era in contatto per un neologismo da questa generato: fantasiologo.
Non ricordai di questo avvenimento fino a che non lessi una locandina dove, la "Piccola libreria 80 mq." annunciava una performance di Massimo Gerardo Carrese", il Fantasiologo, appunto.
Poteva, questa notizia, passare inosservata?
Ovviamente no, infatti, la sera stessa, dopo due ore di traffico a causa del balneare rientro di chi vive all'interno della provincia di Caserta, mi trovo a Selva Cava con Silvy per assistere a cosa ci insegna il Fantasiologo.
La settimana successiva, ci mettiamo nuovamente in auto, e assistiamo ad un'altra sua manifestazione A questo punto, è inutile quasi dirlo, faccio la sua conoscenza iniziando un'amicizia che dura tutt'oggi. Ho coinvolto anche lui fin dall'inizio,  però pensava ad un mio comunicargli di mie scoperte.
I viaggi si possono effettuare da fermi e, confermando il sottotitolo di questo blog, Passeggiate tra le sinapsi, con le parole, possiamo viaggiare dentro di noi.
Scopro, tra l'altro, che anche Salvini serve a qualcosa.
Purtroppo non mi avrò la possibilità del titolo di onomaturgo ma essendo giunto ad un vocabolo che ritenevo inesistente, con le mie sole forze, posso forse essere considerato un paraonomaturgo, o no?
Forse in un'altra puntata.
I

lunedì 25 giugno 2018

Pozzilli - giorno quattro

Ricomincio da quattro. Il giorno tre, non dovendo fare nulla se non aspettare, ed essendo entrato in una routine senza particolari avvenimenti a parte l'arrivo in camera di Giancarlo e l'allarme che si è sviluppato a causa del rischio che potesse entrare in coma, ottimamente scongiurato dal dottore che l'ha preso in cura con causa in  un piccolo edema intracranico. Dovrà subire un intervento per aspirarlo ma dovrebbe essere rientrato l'allarme che faceva temere il peggio.

 CURA e QUANTI
Perché l'entanglement, secondo me dimostra l'empatia e la possibilità di misurarla e, quindi, di avere la possibilità di percepirla e di conseguenza, trasmetterla.
Ormai è dimostrato che se due bosoni, atomi, o insiemi di atomi quali le molecole e, di conseguenza, due organismi, una volta che, per qualche motivo, sono entrati in relazione, si sarà formato tra loro un legame tra loro indissolubile. Non ci sarà più distanza spaziale ne temporale che li possa staccare. Avranno ormai per sempre oltrepassato quel limite dove tempo e spazio determinano ogni cosa, non so se eliminandoli o trasformandoli ma non avranno più infuenza su di loro.
La nostra vita percepisce di entrare in contatto con il tutto tramite parti del nostro organismo deputate ad attivare il sistema binario 0/1 dove uno è il contatto e l'altro il non contatto.
Le retina percepisce il flebile contatto con i fotoni e trasmette immagini al cervello mentre nella bocca e nel naso milioni di recettori ci permettono di analizzare microscopiche particelle trasformandole in sapori e odori. Nell'orecchio due ossicini toccati dall'aria che vibra a loro volta si urtano, così riceviamo la possibilità di sentire suoni e rumori.
In  tutto il corpo abbiamo più o meno elevate concentrazioni di terminazioni nervose che ci aiutano a capire se altri corpi, più o meno rigidi, caldi, freddi o affilati  ci stanno toccando.
Poi abbiamo la capacità sinestesica, a volte consapevole ma più spesso no, di utilizzare tutti questi sensi o parte di loro, in concerto, per percepire cose alle quali meno pensiamo essere cose che ci toccano o non ci toccano quali, la fame o la paura.
Ora, perché non dovremmo avere un organo o una serie di organi che ci facciano percepire l'entanglement?
Eppure esiste l'empatia, in alcuni particolarmente sviluppata in altri meno, in altri ancora come per i sordi o i ciechi completamente assente se non stimolata in modo a loro più consono (chi ha tutti i sensi è avvantaggiato, ma ci sono individui che li hanno tutti e ben sviluppati ma di empatia non se ne parla proprio, comunque, immagini e suoni risultano più immediati come stimoli atti a favorire l’empatia).
Ecco perché me ne sono andato con la testa su questo ragionamento, per mettere insieme le cronache dall'arnia (1) e la chiusura dei porti:  la capacita di cura.
Qui nell'arnia le persone sono, per elezione naturale, particolarmente dotate alla percezione dell'entanglement, in chi chiude i porti questa è assente, in pratica questi ultimi sono sordi e ciechi all'empatia.


Ecco come la quantistica, per me, contempli l'empatia, quella cosa che, piano piano, ci porterà ad essere sovrumani, a superare dunque, la mera barriera formata dalle leggi che regolamentano la conservazione della specie che forse, in noi umani, è il tratto distintivo dalle altre forme di vita, forse.
Qui dall'arnia buone nuove, l'intervento ha avuto un esito che ha scongiurato tutte le ipotesi peggiori e i postumi dell'anestesia non sono stati per nulla uguali a quelli che ho avuto in occasione di interventi chirurgici precedenti, in pratica non ho avuto postumi. Penso che oltre ad avere avuto un bravo nonché simpatico anestesista, le tecniche e le molecole utilizzate per indurre il sonno, siano notevolmente mutate e prive quasi di strascichi debilitanti.
La gamba destra è fin da subito priva di dolori e anche l'intorbidimento che provavo in tutta la parte esterna della gamba è scomparso.
Quindi, a parte la terribile seggiata che qualcuno m'ha chiavato a ret 'e rini, il tutto ha sortito gli effetti dei migliori auspici.
In un paio di giorni lascerò l'arnia e tutti i suoi comfort.
Abbiate cura.

domenica 24 giugno 2018

Sono contento

Lo so, l'immagine qui di fianco è inquietante ma serve a far capire quale sarà il prossimo delirio di colui che, purtroppo, è un ministro italiano che invece di svolgere la sua mansione, continua la sua costante collezione di feibukiani like. Si care compagne terrestri, questa sarà una delle sue prossime esternazioni, l'indicazione per dimostrare il vostro amore per la Patria. Fare figli e partecipare a corsi su come meglio servire il Paese e di come bisogna essere sottomesse ai mariti. Si otterrà così una serie di ottimi risultati tra i quali il dimezzamento delle delle lamentele e della disoccupazione nonché la tutela di una razza italica che è ora di avviare seriamente.
Ma, ora dico cosa sta cominciando vicino a dove vivo.
Sta cominciando tutto il contrario, in quanto è diventata sindaco una compagna di lotte. Per la verità io ho appoggiato la campagna elettorale di un suo avversario politico perché più lo sentivo vicino al mio pensiero partitico, in quanto, il gruppo di compagni che lo ha appoggiato fa parte del mio stesso partito, ma che abbia vinto Paola Villa mi fa immenso piacere.
Ora spero che riesca a conservare e rinforzare il ruolo di lottatrice che fino ad oggi ha mostrato di avere, può diventare, soprattutto nel basso Lazio, terra prevalentemente di destra per i noti trascorsi storici, l'antitesi dei salviniani desideri.
Paola, da questo post parte il mio auspicio che il candidato che io ho appoggiato, il giovane Claudio Marciano, ti accompagni, magari con una costruttiva opposizione, ma anche che tu riesca a soddisfare la mia contentezza per la tua vittoria partendo dalle lotte con le quali abbiamo ottenuto, parziali ma importanti buoni risultati.
Acqua pubblica, tutela dell'ambiente e del nostro amato Golfo e Matriottismo. Si, matriottismo in opposizione alle modalità che Salvini e tutti i fascisti vorrebbero. Nessuna Donna genererebbe figli per farli diventare carne da cannone, nessuna Donna chiuderebbe i bambini in gabbia, le Donne con la D maiuscola non fanno queste cose; è vero esistono anche le donne con la d minuscola come minuscoli sono tanti uomini ma, per fortuna le Donne sono di più e ho l'onore di esserne circondato.
Può sembrare un post incensante ma tu sai come la penso e lo sanno le persone, Donne e Uomini, che mi conoscono, degli altri non occupiamoci che c'è tanto da fare.

sabato 23 giugno 2018

Pozzilli - giorno due

  Pozzilli - giorno due
Il diuturno e costante cicalino, di notte, diminuisce la frequenza ma non smette, mi domando quanta anestesia mi dovranno propinare lunedì visto il nervoso che nel frattempo si sarà andato accumulando.
Stamattina, dopo ben due ore di sonno, il propizio risveglio giunge alle cinque e mezza con sfondamento della porta, accensione delle luci, buongiorno rincuorante, siringa brandita da carina infermiera e la domanda: le hanno inserito la cannula?
Al mio no esce un istante e torna con una garza, quella destinata allo sfregamento della pacca, ora lo so che non devo sfregarmela da me. Quella che contiene le pastiglie arriva un quarto d'ora dopo portata da un infermiere che misura la pressione, gli riferisco che pochi giorni fa ho ripristinato quella delle gomme dell'auto ma per quella del braccio ho avuto una dimenticanza. Il suo labbro si alza di lato, ma poco poco, la stronzata che ho detto fa parte di una routine per lui ormai consolidata, ne più ne meno del premere la pompetta dello sfigmometro.
Chiamo Silvy per le eventuali notturne novità e, alle 8,30 arriva una lauta colazione per la quale devo optare fra le numerose opzioni: latte o te?
Prendo il latte, che risulta buono ma non indago oltre. Le fette biscottate sono come la lucetta del frigorifero, si comprende se sono integre solo dopo aver aperto la bustina che, essendo blindata, offre poche opportunità di conservarle come forno le ha fatte, quand'anche in queste ben più comode condizioni; in compenso, la fragola contenuta nella micro vaschetta non sa di niente e per spalmarla sulle svariate schegge di fetta biscottata che nel vassoio stanno fuggendo in tutte le direzioni, mi cospargo le dita di rosso gel: in pratica, bagno nel latte i framenti e, ogni volta, traggo quel che rimane della tragica esistenza della fragola dalle dita ormai oltremodo appicicose e, con restio impegno, mi lasciano continuare il primo pasto del giorno.
Finito che ho di fare colazione entrano due inservienti, dei due, la ragazza mi domanda: Si alza?
Il meno possibile, sa com'è ho forti dolori che mi...
No, no si deve alzare dobbiamo rifare il letto!
Eppure, giuro, il punto interrogativo c'era, l'ho visto anche nel fumetto che le sovrastava il capo.
Sto per dire che l'ho appena fatto io ma desisto, non vorrei fargli perdere un altro prezioso secondo, infatti, è evidente che rifaranno il letto a costo della stessa vita, loro e dei propri familiari.
Passo laattina leggendo e scrivendo.
Arriva il pasto in un momento di breve ma, fin lì, riuscito pisolino.
Maccheroni più simili a cannelloni ma tristemente vuoti con ragù che vi venne menzionato come genovese ma dell'indispensabile cipolla forse è rimasta l'immagine che era presente sui contenitori solo che i contenitori sono rimasti fa qualche parte in cucina. Il secondo consiste in una fetta di petto di pollo con piselli: se non fosse che il sale è rimasto accanto ai contenitori delle cipolle, sarebbe un secondo niente male.
Finalmente la mia Silvy arriva con caffè buono e ciliege saporite.
Le due ore con lei volano nei resoconti delle reciproche giornate mentre lei mangia un panino, per venirmi a trovare non ha potuto mangiare a casa, veramente ne consuma solamente metà.
Appena se ne va accendo la radio struttando internet, nessuna delle due tradizionali sintonie ha modo di arrivare fino a me e io ascolto solo radiotre. Non ce la faccio a sentire più di due volte per semestre lo stesso brano musicale mentre qualsiasi altra rete, soprattutto quelle locali, trasmette decine di volte al giorno i medesimi venti brani, per intere settimane, praticamente come ascoltare volontariamente e all'infinito le stesse reclame o le stesse barzellette, mi viene da urlare nell'apparecchio: va bene! ho capito, l'ho addirittura imparata a memoria. Poi s'incazzano perché a Guantanamo usavano le medesime modalità come sistema di tortura, io avrei fatto il troisiano disegnino per indurli a smettere ma la maggior parte delle persone si sarebbe addormentata per la noia di una routine alla quale è ormai avezza.
Sono quasi le diciotto, arriva la serale pappa.
Maccheroni con le verdure: non so se hanno lavato quelli rimasti a pranzo, approfittano della mia memoria di pesciolino rosso distratto però non sono male ma, come giustamente dicono Silvy e Monica, i miei gusti e la mia smisurata
fame in qualcosa che non può fare testo, per fortuna, aggiungerei, infatti, per secondo, arrivano involtini di prosciutto (così li ha chiamati anticipatamente, l'inserviente della mensa stamattina) con insalata verde. L'insalata era effettivamente verde e anche gli involtini erano involtini, solo che nulla ti aspetti dall'insalata ma dagli involtini, quanto meno, qualcosa di involto lo immagini, macché, involtini involti su se stessi, quindi, involtini di fette di prosciutto involti di fette di prosciutto, praticamente un imbroglio come petrebbe essere dire che un'auto ha i finestrini elettrici perché, pur non avendo il gvs di Giovanni del famoso trio, prendi la scossa perché collegati all'alternatore, effettivamente
sono elettrici ma umanamente l'aspettativa, oltre a far male, delude un pochino.
Ora, dopo aver scritto chili di monate mi appresto a nottatare il cicalino degli infermieri, penso che mi abituerò, dovrò farlo, altrimenti domani sarò come una corda di violino di due centimetri alla quale è appeso uno dei TIR che ieri faceva retromarcia in corridoio.
Ah! No, era il cicalino.
Felice notte, a tutti, vicini e lontani.

venerdì 22 giugno 2018

Pozzilli - giorno uno

Prima della discesa che viene dopo la galleria che precede l'ingresso a Venafro la visibilità è di pochi metri a causa della nebbia ma subito dopo, scompare, non che il cielo sia sereno ma, il suo azzurro, qua e là, si vede.
Dietro, il verde delle montagne attrae decisamente di più dell'ingresso alla clinica, nonostante tutto i mesi di sofferenza sono il giusto stimolo ad entrare, non prima di un caffè, di cui ricordo la bontà, preso in un bar.
Dopo aver chiesto cosa dobbiamo fare, ad un solerte stewart che, notando la valigia ci viene incontro, per iniziare le procedure di ricovero, ci sediamo pochi minuti in sala d'attesa.
Penitenti!
Sento chiamare, non ho bisogno di controllare, come fanno quasi tutti, se si tratta dell'invito ad un omonimo, con il mio cognome di solito non c'è nessun altro, quindi con la veloce lentezza che mi consente l'addormentato arto, mi avvicino al bancone.
Come in albergo inizio il chek-in, mi dicono dove recarmi e mi donano una scatoletta cubica di 10 cm. per lato e una tovagliette usa e getta infilata in una busta trasparente. La scatoletta contiene altre tre scatole nelle quali ci sono: una cuffia da doccia (l'avessi saputo non avrei tagliato la fluente chioma); cotton fioc e bustine di sapone liquido. Vi sono, inoltre, tre mini bottigliette contenenti liquidi per il body.
La prima visita mi viene fatta dalla caposala del reparto di neurochirurgia che comprende il riempimento di una decina di fialette dai tappi colorati, con un rapido gesto, alternano il loro infilarsi in una siringa che già si è appropriata della compagnia di una vena del mio braccio.
Alcune piastrine adesive mi vengono appicicate su caviglie, braccia, torace e polsi per poi essere collegate con dei fili numerati all'apparecchio per l'ecg dal quale si srotola un nastro di carta sul quale uno zig zag rosso viene stampato; il mio cuore sta parlando con una lingua a me sconosciuta a persone che vedo per la prima volta e questo mi fa ingelosire non poco.
Prima di uscire mi viene chiesto di procurarmi il dischetto della risonanza magnetica e di consegnarlo al personale del reparto, quindi scendo ma ancora non è pronto, prima di tornare su facciamo colazionr alla bouvette.
Mi siedo mentre Silvy si procura due cornetti, per lei vuoto mentre il mio è sicuramente fornito dal reparto grandi ustionati per procurarsi un numero adeguato di pazienti, la crema, infatti, ha la temperatura dei fantozziani pomodorini al forno, trecento gradi fahrenheit. Lo apro e insufflandolo con la bocca spero di abbassarne la temperatura ma, un pezzetto si stacca e, rimanendo tra pollice e indice, permette al lembo opposto di appoggiarsi al labbro inferiore facendomi comprendere esattamente la temperatura dell'interno del forno, dal quale, testè è uscito.
Torniamo al piano e dopo pochi minuti un'infermiera, seguita da un codazzo precedentemente costituito al quale chiamato mi aggrego, ci conduce in un ascensore: piccolo ma ci entriamo tutti, tranquilli! Si appresta a dire, e continua: andiamo a fare le radiografie. Perché anche gli infermieri debbano fare le radiografie non lo capisco, le dosi quotidiane di irradiazioni non dovrebbero essere limitate. Infatti l'infermiera si trattiene con i colleghi e i raggi ce li becchiamo solo noi. Dopo averli fatti, mi guardo il petto ma non vedo nessuna x, forse sono trasparenti.
Di nuovo nel piccolo ma sufficiente ascensore, torniamo in sala d'aspetto, pochi minuti e mi chiamano da un altra stanza; è l'assistente del cardiochirurgo.
Come si chiama? blablabla.
Dove è nato? blablabla
Dove risiede? blablabla
Le domande sono retoriche, infatti, i blablabla li emette lui.
Bene, si accomodi sul lettino.
Alla mia velocità di crociera attraverso la stanza e l'accontento.
Esegue alcune manovre  con i miei piedi e con le mie gambe consultandosi, ad ogni manovra, con la collega seduta lì vicino
 Prima di farmi alzare chiede alla collega di farmi ripetere uno movimenti per la conferma di una denervazione, la conrfema, già visibile dall'elettromiografia, dal rapporto del tecnico che l'ha effettuata e dal medico che mi ha in cura, la fornisce anche lei: ho una denervazione ai muscoli esterni della gamba destra.
In due minuti mi spiegano perché e come verrà eseguito l'intervento, altri dieci li passano a dirmi i rischi che questo può comportare, in pratica, tra probabili infezioni, possibili ripetizioni dell'intervento a causa di una improbabile cattiva uscita dello stesso e possibili emorragie con annesse trasfusioni, l'ovvia conclusione sarebbe quella di tornare a casa. Il ricordo degli ultimi due mesi di dolori lancinanti mi fa pensare: ma quando buono buono, po' mai esse' peggio? quindi firmo il dissuasivo consenso informato.
 Per l'ennesima volta mi vien detto: Può andare.
 Esco e Silvy è già stata condotta nella camera che mi è stata attribuita. Da mamma esemplare si è già appropriata di armadio, comodino e mensola del bagno, con il contenuto della valigia che ha preparato già due settimane, da quando il neurochirurgo, visitandomi privatamente (nel senso che mi ha privato di una consistente, per me, quantità di Euri) disse che era necessario operarmi.
 Da quando sono uscito di casa sono passate più di cinque ore e finalmente mi sdraio sul  letto alleviando il dolore che fino a quel momento di era andato accumulando.
 Entra l'addetta alla mensa, espone il menù per il successivo pranzo e per la cena, a parte una pasta con verza, il resto mi sembra accettabile.
 Il primo pasto arriva dopo pochi minuti: pasta con le zucchine e rollè di tacchino con spinaci; mangio tutto, compresa la banana ma la pappa di popeye la rimando ai propinatori.
 Penitenti?
 Eccomi.
 Mi segua, visita cardiologica. Mi dice un'educata infermiera con il volto inespressivo di chi dice per la milionesima volta la stessa cosa.
 Il cardiologo fa scorrere lo sguardo sullo zig zag rosso che si dipana sul rotolino dell'ecg domandadomi: ha mai avuto problemi di cuore? È evidente che parla del muscolo quindi rispondo di no, arricchisco la risposta dicendo di essere donatore di sangue, quindi, ne ho avuto conferma negli ultimi quarant'anni anche se da due non dono.
 Si alzi la maglietta: è evidente che avrebbe voluto che io mi avvicinassi a lui ma, con sacrificale sforzo è lui ad avvicinarsi a me, ausculta:  può abbassarsi la maglietta. Buongiorno.
 Saluto l'emiciclo di persone presente dietro di me nella stanza ed esco.
 Silvana se ne va, dopotutto cosa resta a fare, si tratta di passare tre giorni nella noia totale prima dell'intervento.
 Pet tutte queste ore, un camion effettua retromarce in corridoio, un bibip continuo, arriva da fuori la stanza. Ovviamente non si tratta di TIR ma di un cicalino che suona dalla stanza adiacente alla mia con decibel veramente invalidanti. Ecco perché, nonostante il chirirguo mi avesse annunciato un'attesa di quindici giorni, nell'arco di ventiquattro ore mi hanno chiamato, la stanza dove sto, da solo, la possono dare solo a pazienti pazienti e la fama acquisita nel fare le file, deve essere giunta fin qui. Infatti, c'è da sapere, per comprendere quest'ultima mia affermazione, che quando mi appropinquo per prendere posto nella coda che scelgo nei supermercati, commesse e commessi: contano i soldi per il periodico alleggerimento della cassa; cambiano il rullino della cassa; si alzano per fare due passi sgranchenti gli arti; vanno in bagno o prendono un caffè.
 La conclusione che da tempo ho ormai tratto è che devo avere proprio un volto di chi ha pazienza da donare.
 Ore 19,30
 In stanza entra una ragazza dall'aspetto di chi è appena diventata maggiorenne e si presenta (nei prossimi giorni riferirò il nome che, come al solito, non ricordo) chiedendomi se ho la cannula.
 Mostro le braccia e torna ad uscire pochi secondi, si avvicina e, brandendo una siringa, mi porge una garza.
 Strano, mi dico, di solito è l'infermiera stessa a strofinare il punto da perforare.
 Il mio volto mostra evidentemente una certa perplessità perché la bimba, alzando e spingendo in fuori il mento, dice: prenda le pastiglie.
 Apro l'involto di garza e, effettivamente, contiene due pastiglie. Tra le iniezioni fatte negli ultimi due mesi e i buchi che mi hanno traforato le gambe per l'elettromiografia è già qualcosa che gli arti inferiori non si stacchino come l'ultimo lembo di carta igienica quindi, che mi stiano facendo un altro buco è per me quasi impercettibile, non sento l'ago cosi come, per l'annosa consuetudine,  non sento mutande e pantaloni una volta indossati.
 Ora, come i bonobo sull'albero, sistemo lo sconcicato letto e scrivo queste righe.
 Buonanotte.