Prenotazione obbligatoria
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Sabato, 3 dicembre 2016 - ore 20,00
CARLO SPERDUTI è uno scrittore ironico e con le parole gioca e inventa racconti, menu, e colloqui che insegnano a leggere il mondo in modo scomposto. Prende frasi senza senso e le mette insieme a frasi che senso lo hanno solamente se spostate da quello che stanno raccontando, il tutto facendo finta di raccontare cose vere ma che di vero hanno anche molto.
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lunedì 14 novembre 2016
Carlo Sperduti
Carlo Sperduti è nato a Roma nel 1984.
Tra il 2011 e il 2016 ha pubblicato sette libri,
concentrando la sua produzione sul racconto e sul romanzo breve.
Affianca alla scrittura un’intensa attività dal vivo
con letture pubbliche in tutta Italia. È inoltre organizzatore di eventi
letterari, musicali e artistici, di rassegne e laboratori.
I suoi libri:
Sottrazione (Gorilla Sapiens Edizioni, 2016)
Le cose inutili (CaratteriMobili, 2015)
Lo Sturangoscia (con Davide Predosin, Gorilla Sapiens
Edizioni, 2015)
Ti mettono in una scatola (Intermezzi Editore, 2014)
Un tebbirile intanchesimo e altri rattonchi (Gorilla
Sapiens Edizioni, 2013)
Valentina controvento (Intermezzi Editore, 2013)
Caterina fu gettata (Intermezzi Editore, 2011)
Suoi
racconti sono inoltre apparsi in antologie edite da CaratteriMobili, Zero91,
Gorilla Sapiens Edizioni, VerbaVolant e in vari blog e riviste online.
Raccoglie
racconti, rubriche, eventi, interviste, recensioni e scritti di varia natura
sul suo blog: https://carlosperduti.wordpress.com/
domenica 18 settembre 2016
Somma d’istanti, distanti, di stanti.
Somma d’istanti,
distanti, di stanti.
Sono un
ciclo.
Sono un
ciclo d’istanti.
L’istante
non esiste, o meglio, l’istante ha la consistenza di un punto, quindi, non ha
consistenza.
Due punti
devono essere vicini per dare inizio ad una linea, due istanti devono essere
vicini per dare inizio ad un tempo.
Quando gli
istanti della mia vita hanno cominciato a formare la mia vita?
Molto prima
che nascessi, è così ovvio.
Istanti
attaccati tra loro erano già nella vita di chi mi ha generato e di chi ha
generato loro.
Anche quando
chi ha generato chi ha generato è morto, ha lasciato una sequenza d’istanti che
non scompare nel nulla ma continua, sommandosi ad altre somme di istanti.
Ecco come mi
spiego l’infinità di ogni singola vita, somma d’infiniti istanti, somma d’istanti
infiniti, somma di distanti infiniti istanti che precede la nascita di ciascuno
e continua dopo la morte di ciascuno.
Una vita,
una retta.
Quindi, la
somma d’istanti distanti di stanti ciascuno nel proprio tempo, quando si accostano,
formano un infinito rettangolo?
Io, stante
sul mio tempo incontro lei, stante sul suo.
Qui nascono altre
vite che si sovrappongono alle precedenti.
Due rette
sopra, due rette sotto e si forma un infinito, inesistente parallelepipedo?
Si.
No.
Come queste
rette d’istanti distanti si incrociano, in un certo istante, divergono.
Quello che
esiste, invece, è un biciclo auto pedalante, una bicicletta d’istanti che autoalimenta
i propri movimenti, praticamente, un tandem di momenti fermi, tra loro lontani.
Rette, non
più attaccate tra loro, o forse, non attaccate tra loro ma parallele anzi, che
crediamo essere parallele ma che sin dall’inizio cominciano a divergere perché
provenienti da traiettorie distanti, si allontanano in un istante di un
istante, di un punto.
Oh! Oh! Ma se sono tutte infinite e ad un certo punto divergono vuol dire che divergevano da prima.
Oh! Oh! Ma se sono tutte infinite e ad un certo punto divergono vuol dire che divergevano da prima.
Ecco perché
i nostri figli non sono nostri, ora l’ho capito, la differenza che c’è tra le
vite è l’angolo di divergenza.
Tra me e
Silvana, l’angolo di divergenza è praticamente impercettibile, le nostre vite
sono state reciprocamente invisibili per una sequenza d’istanti molto breve
quindi, prima che tornino ad essere reciprocamente invisibili dovrà passare una
sequenza d’istanti molto lunga.
Ecco perché
sembra un biciclo, osservato da fuori.
Due cicli
talmente poco divergenti tra loro da essere vicini per un’infinita infinità di
istanti.
Qualche
tempo fa eravamo solamente poco reciprocamente percettivi in quanto troppo
piccoli nella sequenza d’istanti che ci tiene qui; una volta affinata la vista
ci siamo visti e ci siamo accorti che le nostre rette d’istanti non erano, poi,
così distanti.
lunedì 29 agosto 2016
A proposito di lavori benfattamenteinutili
Già queste terrazze non le sopporto, in quanto circa 20000 (ventimila) metri quadrati di marciapiedi costituiscono un belvedere più che sufficiente, soprattutto se si prende in considerazione che si sviluppano in 4 chilometri di lungomare.
quando osservo, poi, che stanno per essere ultimati con le modalità che si possono facilmente riscontrare in queste fotografie, girano veramente i coglioni.
Una finitura angolare, sul bordo di uno scalino, come quello che si vede qui sopra, io non lo metterei nemmeno in casa mia, figuriamoci in un luogo pubblico, inoltre, non l'avevi un angolare intero da posizionare al posto di spezzoni?
Spero, inoltre, che quelle viti sporgenti siano dovute al fatto che l'avvitatore senza fili ha esaurito la batteria.
E' vero, i lavori non sono ultimati, tantevvero che il cantiere è ancora recintato, ma se non è ultimato che cavolo ce li hai messi a fare quegli angolari?
Non avevi un cazzo di bordino di una ventina di cm. intero da mettere al fianco dell'alzata?
Ma chi l'ha fatto questo lavoro, uno che ha letto istruzioni Ikea al contrario sotto tortura?
Gnàfaccio a vedere 'ste cose, e voi?
All'anagrafe
- Buongiorno, mi scusi signor impiegato dell'anagrafe comunale, ho da poco richiesto il cambio di residenza da Minturno a Scauri. Volevo sapere se tutto è a posto.
- Cognome?
- Penitenti.
Il signor impiegato dell'anagrafe comunale consulta l'elettrodomestico (come dice l'amico Pasquale).
- Si, tutto a posto. Risponde il signor impiegato dell'anagrafe comunale
- Mi scusi signor impiegato dell'anagrafe comunale, sono venuto anche per chiedere se per fare il passaporto e necessario un certificato di residenza o è sufficiente la carta d'identità nonostante riporti l'indirizzo dell'abitazione dove abitavo precedentemente?
- Lo dice la parola stessa: identità. Risponde il signor impiegato dell'anagrafe comunale. Quindi, la sua identità, è specificata nella carta d'identità.
Riflessione:
Il sarcasmo da lei adottato, signor impiegato dell'anagrafe comunale, mette in risalto una sua inenarrabile superiorità culturale ed intellettiva quindi, caro signor impiegato dell'anagrafe comunale, perché si accanisce su di me che, essendo un semplice e meschino cittadino potrei restarci un tantino male?
E poi, questa sua inenarrabile superiorità culturale e intellettiva le ha permesso di occupare il posto e l'importante ruolo di signor impiegato dell'anagrafe comunale. Se avessi avuto io questa inenarrabile superiorità culturale e intellettuale, forse, ribadisco, forse, il ruolo di signor impiegato dell'anagrafe comunale, l'avrei ricoperto io.
Ma sono un semplice tipografo, quindi, mi scusi, signor impiegato dell'anagrafe comunale.
giovedì 4 agosto 2016
Lettere mute; non più
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Per tanti anni ho scritto utilizzando lettere d’ogni foggia.
Grandi, piccole; grandissime, minuscole; di piombo, di plastica e di legno.
Ricordo che quando iniziai come garzone di tipografia, nel mettere a posto il risultato della scomposizione di un manifesto, notai che alcune lettere avevano un solco che le attraversava, quindi, venivano utilizzate solamente se quelle buone non erano in numero sufficiente.
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Da cosa fosse dovuto quel solco me lo spiegò Peppino: la vecchia macchina da stampa aveva la puntatura dei fogli da effettuarsi a mano. Si prelevavano i fogli, uno alla volta, e li si posizionava in una squadra d’appoggio dove il cilindro di stampa, con apposite pinze, ad ogni giro, li afferrava trascinandoli all’interno del macchinario per restituirli stampati. Dopo stampati, però, per poterli trascinare fino alla restituzione, non avendo una successiva serie di pinze, i fogli venivano trattenuti, lungo tutto il percorso all’interno macchina, con una serie di fili di spago che giravano insieme al cilindro di stampa. Ovviamente questi spaghi venivano spostati a seconda della dimensione del foglio; avvicinati tra loro se il foglio era piccolo, allargati, se grande. Se ci si ricordava di allargarli però, se non lo si faceva, nel momento della stampa, capitavano tra il foglio e le lettere ed ecco il solco e conseguenti bestemmie.
Quante storie potrebbero raccontare quelle lettere: feste e annunci mortuari; ordinanze comunali e campagne elettorali. Però nessuno più le interroga. Prima la stampa offset, poi quella digitale, ne hanno fatto delle reliquie di un mondo che non c’è più.
A meno che…
Non più lettere allineo per scrivere al contrario, di lavori successivi alla stampa ora mi occupo e, per puro diletto, tempo fa cominciai a lavorare il legno.
Vedi un po’, l’acca, da sempre muta (tranne che nella parola Elah, famosa marca di caramelle) e sfottuta dalle altre lettere, si sta prendendo una rivincita visto che, almeno in tipografia, tutte si sono ammutolite.
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Ecco che prendo una muta acca e, non più chiacchierone di lei, altre lettere.
Le taglio a metà.
Le foro al centro…
…e le monto sul mio attuale compagno, un tornio usato, vantaggioso affare trovato in internet (altra causa dell’ammutolimento di lettere e punteggiature tridimensionali). Proviene dalla Sicilia ed era di proprietà di del simpatico gestore di una sala giochi. Gaetano, così si chiama il gestore, per un po’ di tempo si è dilettato nella produzione di stecche da biliardo che, su richiesta, vendeva ai propri clienti, fino a che, vuoi il limitato numero di richiedenti, vuoi una ricca scorta nel frattempo accumulata, viene a nausea della monotonia delle operazioni di produzione. Poco sfogo si può dare alla fantasia nel produrre stecche da biliardo a meno che non ci si metta ad abbinare legni di diverso colore; solchi non ne puoi fare, curve non ne puoi apportare.
. Questo è quello che pensavo fino a che non ho parlato con
lui capendo quanto semplice la stavo facendo. Gestire una sala da biliardo per
procacciarsi di che vivere è un conto, vivere il biliardo come una disciplina
necessariamente colma di consapevolezza è ben altra cosa.
Fermarsi, annullare il mondo circostante, immaginare
traiettorie che magari ancora non si è sperimentato, va ben oltre il punteggio
che si vuole ottenere. Mettere ogni parte del proprio corpo esattamente come si
pensa essere adatto per quel particolare, specifico gesto è come posizionarsi
per eseguire una figura tàijíquán che solo apparentemente è un
semplice gesto ginnico.
Così è per il suo strumento, la stecca.
Come fa una stecca a rimanere, per molti anni, perfettamente lineare ed equilibrata se dietro
non ci fossero stati ebanisti pronti ad inventare sempre più nuovi
e adatti accoppiamenti ed incastri di vari legni?
Ecco dove la fantasia da sfogo in un solo
apparentemente semplice oggetto.
Gaetano, dopo aver venduto a me il suo tornio, si è
accorto che non era finita la sua opera di produttore di stecche, ma
semplicemente che il tornio che aveva, adattissimo per me alla produzione di
ciò che mi piace, non era più sufficiente per i risultati che voleva ottenere
in termini di precisione ed eleganza. Ora ha un tornio più preciso e adatto ad
ottenere stecche di alta qualità; gli è mancato per un po’ il contatto con il
legno, tra poco ricomincerà a seguire i sogni di artisti della stecca con uno
strumento che gli permetterà di andare oltre, ma questa è un’altra storia.
Quel tornio attraversa lo stretto di Messina e giunge nel basso Lazio, a Spigno, finalmente può rinnovare le sue possibilità dando vita a forme d’ogni tipo: vasetti, mortai, soprammobili, trottole e penne.
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Esatto! penne.
Una muta acca torna a dire la sua anche se di suoni non ne emette se non quello del rollare della sfera sul foglio.
Tante lettere ora, con il contributo di un siculo tornio, tornano ad avere voce.
Lettere molto usate come le a, oppure le e, pur essendo tutte del medesimo legno (solitamente pero o bosso), hanno acquisito una tonalità di colore scuro quanto l’inchiostro che hanno assorbito; l’acca, che veniva utilizzata raramente, vedeva soggetti ancora nuovi o quasi all’interno della cassa, quindi è rappresentata da pezzi più chiari.
Volendo, dal colore della penna, ora puoi scrivere parole che si riconoscono dalla sequenza di chiaro e scuro.
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Una penna scura scriverà una bella A
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Una penna chiara non potrà che scrivere un’ACCA
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Però una acca, una a o qualsiasi altra lettera, potranno scrivere qualsiasi cosa: una sola lettera, tante parole.
Sono contento di poter dire d’essere un compositore tipografico. Altrettanto contendo di essere poi diventato compositore linotipista.
Ora sono felice di poter dare nuova voce a lettere ormai mute, parleranno con le mie penne.
lunedì 13 giugno 2016
Qualcosa si mosse
Non so dove,
non so quando,
qualcosa cambiò
quella che ora chiamo
posizione,
nel tempo
e nello spazio.
Per questo
eccomi qua.
Io, tu,
un ricciolo
su una melanzana.
Eccoci qua:
variazioni di variazioni;
differenti; differenze.
Reciproci tesori.
Se sapessimo
comprendere
Faccio, a volte, spesso, lavori monotoni, allora lascio andare la mente che, nel caso in questione, veniva accompagnata da note provenienti dalla fedele Radio: il divinamente diabolico Rachmaninov, a mezzo delle mani di chi non ricordo, mi donava le Variazioni su un tema di Corelli.
Variazioni, appunto, che mi hanno portato alla prodigiosa melanzana qui da me ritratta.
Variazioni, differenze, anomalie.
Nulla è uguale ad altro: non il tempo; non lo spazio; non le cose animate o no che occupano entrambi.
Eppure, siamo cazzi di dire a qualcuno: tu sei diverso.
mercoledì 8 giugno 2016
Penso a Borsellino
Mai sarò per la censura sulla diffusione di pensieri, parole ne di qualsiasi tipo di espressione dell'intelletto umano; chiedo però alla fortuna di accompagnare il meno possibile alcune di queste e alla città di Palermo tutta di non offrire il braccio al libro di Riina.
Massimo Penitenti
Massimo Penitenti
martedì 7 giugno 2016
Grazie
Queste elezioni mi hanno dato un sacco di speranza.
A parte la delusione per un risultato che egoisticamente speravo migliore, ciò che ho trovato è un gruppo di persone che pensavo non esistessero più. Compagni e compagne di viaggio che so mi aiuteranno ad alzare il bagaglio quando troppo pesante.
Ringrazio gli avversari che affronteranno un cammino come minimo parallelo al mio e sicuramente spesso nel medesimo scompartimento, parlo di amici come i sostenitori di Roberto Tartaglia.
Ringrazio i compagni e le compagne candidati e coloro che hanno consentito che si svolgesse la più bella campagna elettorale che ricordi (la nostra, ovviamente).
Ringrazio chi mi ha votato e anche quelli che non l'hanno fatto prendendo con loro l'impegno di continuare comunque nelle mie battaglie con sempre più determinazione.
Ringrazio Giuse Dac per aver ben catalizzato volontà eterogenee.
Ringrazio quella parte di me che si chiama Silvana Coletti per la sua infinita pazienza.
Ora chiederò, con sempre più forza, a chi sta in Sinistra Italiana, a chi ha sostenuto Italo e il mio sindaco Franco Valerio, di rimanere insieme perché spesso il treno si fermerà e bisognerà spingerlo, anche con una mano sola o con la valigia tra i denti per tenerle entrambe libere.
Quindi dico, a tutti, rimbocchiamoci le maniche perché il lavoro è molto e non sappiamo se o quanto saremo sostenuti dalla nuova amministrazione.
Grazie
sabato 7 maggio 2016
Mi candido
Mi sono proposto per coprire la carica di Consigliere
Comunale perché da anni mi attivo affinché l’ambiente, in generale, e il nostro
territorio, in particolare, vengano maggiormente rispettati e, con il tempo, ho maturato l’opinione che dall’interno del
sistema si riescono a raggiungere meglio le istituzioni che possono agevolare l’applicazione
di norme e leggi.
I compagni del Circolo di Sinistra Ecologia Libertà “Antonio
Gramsci” di Minturno-Scauri, che mi pregio di aver contribuito a costituire,
hanno accettato di appoggiare questa mia intenzione e questo mi rende
orgoglioso e ulteriormente stimolato.
Sono nato a Bolzano nel 1962 e cresciuto, fino all’età di 15
anni, a Gravellona Toce (allora in provincia di Novara ora, invece, di
Verbania). Nel 1992 con Marco di tre anni, Franco di sei mesi e Silvana, come
me, già innamorata di Minturno, dove spesso venivo, (abitando a Cellole negli
anni ’80 frequentavo miei coetanei), qui decidiamo di trasferirci partendo da S.
Nicola la Strada in provincia di Caserta dove lavoravo in una prestigiosa
tipografia. Non trovando lavoro, ma determinato nel cercare di traslocare a
Minturno, con pochi risparmi e milioni di sacrifici, apro una mia piccola
azienda vicino alla Chiesa della SS. Annunziata, questo permette con grande
soddisfazione mia e di Silvana, di far crescere in tranquillità i nostri figli
all'aria aperta, cosa impossibile da realizzare in città più grandi.
A Minturno già
abitavano mio padre Luigi, mia sorella Monica e mio fratello Mauro, e i
bambini gioivano nel venire a trovare la zia e il mare.
Così i miei figli qui sono cresciuti e, nonostante entrambi
ora siano lontani, qui hanno le loro radici.
Troppo spesso, da forestiero, mi son sentito ripetere, dai
minturnesi stessi, che Minturno è splendida ma che sono gli abitanti ad essere
il principale guaio; io penso, invece, che questa parte negativa sia
rappresentata da un piccolo ma, purtroppo, incidente numero di persone che, a
causa di evidenti tornaconto personali, hanno avuto la capacità di svilire un
comune che un tempo era di riferimento per i paesi limitrofi ma anche per
quelli fuori provincia.
Per costruire, è cosa nota, sono necessari impegno, risorse e tempo in abbondanza
mentre, per distruggere, è sufficiente l’attività, o l’inattività, di pochi.

Lo stare in una coalizione, "Primavera Minturnese", dove sono presenti: i miei compagni di partito con i quali tanto abbiamo lavorato; Italo Di Nora con la sua lista, “Il Giglio”, che si ispira alle idee di Angelo Vassallo, il sindaco pescatore e Francesco Valerio, candidato a Sindaco, mi riempie di fiducia essendo loro persone che ho imparato a conoscere tutte come, principalmente e indiscutibilmente, oneste.
Non prometto niente che io possa fare da solo, ma prometto
di adempiere all’eventuale incarico per il quale mi propongo, con il valore
aggiunto di far parte di un gruppo di persone che da anni si impegna affinché
questo Comune torni a risplendere, ma prometto, di continuare nella lotta in difesa dell’ambiente
comunque, anzi, con rinnovati stimoli dati proprio dalla fiducia che mi è stata
accordata, qualunque risultato darà la prossima competizione elettorale.
sabato 19 marzo 2016
Lo aggiusteremo
Ue, ue! Oh figlio bello,
il mondo quanto è
bello,
ma non è più così
bello,
di come è parso a me
È tutto una
schifezza,
più schifezza di
com'era
e io ora 'sta
schifezza,
la lascio tutta a te.
C'è chi
tutto vi sotterra,
c'è poi chi
lo trivella,
chi con
l'atomo lo violenta,
chi con il
carbone nero lo fa.
Lui ora già
si ribella
ma c'è chi il
suo urlo ascolta,
da sole e vento trarrà energia
e pian piano
lo aggiusterà.
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