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giovedì 1 ottobre 2026

Io antisemita?

 


Per non essere considerati antisemiti è sufficiente dire di Israele tutto e il contrario di tutto, parlare bene del popolo israeliano e male di chi ne parla male. Se viene contestato di aver parlato bene di chi ne ha parlato male basta dire che se ne è anche parlato bene, vedi le affermazioni del presidente del consiglio Meloni.

Ho iniziato a leggere libri fin da piccolo, mio padre mi fornì di quasi tutti i classici della lettura per ragazzi. Mi immergevo tra le pagine di Verne e di Salgari senza sosta. Già alle elementari, una volta entrato in possesso del libro di letture e del sussidiario, nel giro di pochi giorni, li avevo letti per intero.

Quando la maestra Cristuib Grizzi Priotto ci fece leggere "La strada per Agra" viaggiai con i due fratellini fino ad Agra perché la sorellina aveva un problema agli occhi quindi "dovevamo" portarla all'ospedale. Divorai quel libro in un boccone, non ricordo di quante pagine fosse composto però mi parvero veramente poche.

Mio padre, invece, non solo aveva libri che già dal titolo parevano gustosi ma  avevano anche spessori che palesavano un gran numero di pagine. Quanto sarebbero stati lunghi i viaggi la dentro?

"Centomila gavette di ghiaccio". Nelle ultime pagine del libro c'è l'elenco dei nomi di tutti i soldati che vennero mandati in Russia per combattere una pazzesca guerra insieme ai nazisti. In quell'elenco figura zio Giulio, che a voce ci raccontò avvenimenti agghiaccianti e, lo seppi solamente dopo leggendo il libro, ci risparmiò da quelli veramente terribili. Era cappellano combattente. Una persona dal sorriso splendido e con un cassetto enorme colmo di caramelle.

Arrivò il momento in cui notai "Exodus" di Leon Uris. Non solo il libro aveva molte pagine ma era composto addirittura da due volumi. 

Lì la passione per l'epopea del popolo ebreo prese il sopravvento così arrivò Primo Levi e la passione si fece ancora più forte.

Avevo 17 anni e su una rivista trovai la pubblicità per una particolare edizione della Bibbia, con tavole illustrate, custodia per ognuno dei tre tomi e sostegno in legno, tutto acquistabile in un comodo numero di rate. Me la potevo mai fare sfuggire?  Certo che no. Quando arrivó non so se fu più la contentezza o la meraviglia, la lessi per intero con la stessa passione con la quale leggevo i romanzi.

Non sono religioso in generale ne seguo una religione particolare ma quella Bibbia poi l'ho letta due volte.

Quando tanti anni fa i palestinesi si incazzarono e cominciarono a ribellarsi anche con attentati sanguinari contro la popolazione israeliana il mio amore per il popolo ebreo mi fece scrivere un pensuwro su quello che accadeva in questo blog: Ci sono posti. Durante una lettura pubblica, uno degli astanti si alzò sbraitando qualcosa e se ne andò. Non ricordo se si lamentasse di una mia presunta vicinanza ad uno o all'altro dei popoli. La mia passione per le peripezie del popolo ebreo non accecarono il mio giudizio sui morti ebrei che ci furono a causa delle bombe palestinesi fatte esplodere sugli autobus israeliani. I palestinesi, per me, non erano semplici pazzi sanguinari ma persone che agivano male in reazione a continui soprusi che dalla nascita dello stato di Israele hanno via, via visto incrementarsi verso di loro.

Secondo le norme che stanno sparpagliando in giro per il mondo quelli che ideologicamente più si sono dimostrati antisemiti, oggi potrei essere accusato di antisemitismo perché secondo me quello che stanno subendo i palestinesi è analogo a quello che patirono gli ebrei nella prima metà del ventesimo secolo. Vi sono differenze enormi, è più che ovvio, ma non perché è cambiata l'idea razzista nei confronti dell'altro diverso chiunque esso sia,  ma per la capacità, imparata dalla conoscenza della storia, di dissimulare le motivazioni di un agire razzista.

Nella pagina indicata Qui pubblico le risposte che ho avuto a tre domande poste a ChatGPT, ossia: 

- Cosa ha detto il presidente Meloni riguardo l'antisemitismo praticato durante il ventennio fascista;

- cosa ha detto Meloni di Almirante;

- quale relazione storica c'è tra Giorgio Almirante e l'antisemitismo.

Io forse per le nuove teste pensanti al governo sarò considerato antisemita perché ritengo che il governo israeliano attuale sta perpetrando un genocidio nei confronti del popolo palestinese, non mi ritengo antisemita ma  chi sta nell'attuale maggioranza di governo sicuramente è razzista ed è dimostrato dalle loro stesse affermazioni, contigue a quelle del governo israeliano.  




giovedì 24 settembre 2026

Il sé digitale di Vittorio Gallese

 Ho letto "Il sé digitale" di Vittorio Gallese. Alcuni passaggi; alcune pagine; interi capitoli, a causa dei miei limiti ma anche per la bellezza dei pensieri espressi, li ho letti più volte. Nel leggere le conclusioni mi sono commosso come quando si finisce un romanzo coivolgente. Da queste letture sono scaturiti pensieri, parole e anche sogni, così ho scritto: "Coscienza umana vs coscienza artificiale"

Non pago ho pensato, a volte volontariamente, a volte no, quest'altro pezzo.

Interloquire con un umano contempla ciò che pensiamo possa essere la sua reazione o il suo sentire, a volte immediatamente riscontrabile, altre volte no, inoltre, necessita il prendere in considerazione l'ambiente in cui ci si trova in quel momento, sia spaziale che temporale in quanto ci modifichiamo continuamente anche per semplici capricci, simpatie, antipatie, puntigli politici dettati dal non voler essere contraddetti più che da ragioni oggettive, paure più o meno reali e giustificate.
Dialogare con un LLM (Large Language Model) per alcune persone, è analogo al dialogare con un umano ma nel dialogo con un altro da noi, ciò che diciamo, comporta una reazione dettata dalla forza della parola di uno con la forza delle nozioni dell'altro, dall'onestà degli interlocutori e dalle reazioni situate di entrambi come espressioni, suoni più o meno percettibili, fisicità delle percezioni sensoriali e prossemica cose che un LLM non ci può dare se non ingannandoci o facendoci ingannare.

Non dobbiamo difendere l'intelligenza umana da una artificiale, visto che l'essere umano l'ha generata e la implementa continuamente di nuove nozioni e obiettivi, ma consapevolmente utilizzarla.
Non ho paura che l'intelligenza artificiale superi quella umana ma che l'IA, per economizzare risorse, cerchi di standardizzare le reazioni umane indirizzandole su strade intellettive sempre più brevi spegnendo via, via, la fantasia raggiungendo una catastrofica e non più possibile capacità di migliorare individualmente il mondo circostante, facendo perdere nel contempo, la capacità di adattarsi al diverso o al non conosciuto anche nella sua estetica, nel suo apparire ontologicamente non riconoscibile per i motivi più diversi.
Ovviamente non intendo che l'AI abbia intenzioni proprie ma che venga indirizzata da chi la gestisce a standardizzare i pattern che ne costituiscono le richieste per risparmiare elaborazioni, quindi energia, senza contare che da sempre, a chi comanda, coloro che elaborano con fantasia il mondo sono un intoppo se quella fantasia non fa il gioco del re, dopotutto se in ogni epoca hanno bruciato libri per tenere le persone lontane dal pensare oggi sperano di ottenere il medesimo risultato inondandoci di informazioni sotto forma di sciare di notizie reali frammiste a falsità.

La fantasia, per l'IA, è una anomalia che aumenta le elaborazioni e le consultazioni in modo vertiginoso e, probabilmente per essa, ancora non quantificabile quindi deve fornire per ciacun utente umano, risposte il più possibile confortanti anche se sempre diverse e adatte solamente per quel singolo individuo.
Seguendo ciò che fa Federico Tardani 
 
sul suo account Instagram dove, oltre ad interrogare diverse AI, le mette a confronto tra loro con varie modalità e con gli espedienti più diversi, sia molto seri che divertenti, ho fatto un  esperimento domandando a Chat GPT:
quanto la fantasia umana diventa un problema per l'intelligenza artificiale quando deve soddisfare un sua richiesta?
Ecco, in sintesi, la risposta.

In un'altra pagina riporterò l'intera interazione. (clicca qui per accedervi)


Molto, soprattutto quando la richiesta umana non è completamente specificata.
La fantasia è contemporaneamente una risorsa e una difficoltà per l'IA:
Ambiguità: una persona può avere in mente un'immagine molto precisa ma descriverla con poche parole. L'IA deve colmare ciò che manca, e può farlo in un modo diverso da quello immaginato.
Idee impossibili o ibride: gli esseri umani combinano spontaneamente elementi che non esistono nella realtà — per esempio “una città medievale costruita dentro il corpo di una balena volante”. L'IA può generare una rappresentazione coerente, ma deve interpretare le relazioni tra gli elementi.
Concetti personali: parole come bello, inquietante, elegante, nostalgico o surreale non hanno un significato unico. Due persone possono usarle per indicare cose completamente diverse.
Intenzione implicita: spesso diciamo qualcosa pensando che l'altra persona “capirà cosa intendiamo”. L'IA non possiede necessariamente quel contesto mentale.
Vincoli in conflitto: una richiesta può essere contemporaneamente “realistica, assurda, minimalista, dettagliatissima e spontanea”. L'IA deve decidere quali aspetti privilegiare.
Aspettative che cambiano durante il processo: l'essere umano può vedere il primo risultato e pensare: «No, non era questo, ma adesso ho capito cosa volevo davvero». Questa è una difficoltà particolare: la richiesta stessa si evolve grazie al risultato.
C'è però un punto interessante: la fantasia non è un problema perché l'IA non può immaginare; è un problema perché deve trasformare qualcosa che esiste nella mente dell'utente in istruzioni sufficientemente determinate.
In questo senso, una richiesta creativa è quasi una traduzione tra due spazi:
immaginazione umana → linguaggio → interpretazione dell'IA → risultato → nuova percezione umana
E il passaggio più imprevedibile è spesso proprio quello centrale.
Paradossalmente, quindi, più una fantasia è originale, più può essere difficile soddisfarla perfettamente con una singola richiesta. Ma può anche diventare più interessante: l'IA produce una prima interpretazione che l'essere umano può correggere, e da quel dialogo nasce qualcosa che forse nessuno dei due avrebbe formulato esattamente all'inizio.




sabato 29 agosto 2026

VIAGGIO




E' da un po' che prendo la rincorsa per entrare dentro di me.
Vedo il mio petto, come un cerchio di bambini vedrebbe il coperchio, ancora sporco, di una scatola appena disotterata.
Chi la apre?
Chissà che c'è dentro? Non tocchiamola, potrebbe essere pericoloso!
Rimettiamola dov'era! Guarda! E' già un po' aperta.
Croste di ruggine rendono difficoltoso osservarne l'interno, come certe inibizioni non permettono il dischiudersi del cuore.
Corro verso me stesso ma la cortina del mio costato, come la ruggine, non permette l'osservazione del mio dentro. Devo cercare un altro ingresso.
Dalla testa escono vapori colorati. Da dove passano? da lì posso entrare. Sicuramente, ma che vedo? Desideri, voglia di fare cose che vanno oltre l'istinto di sopravvivere.
Questo è il mio dentro? La voglia di sopravvivere non mi basta.
Ripercorro il sentiero degli impegni presi.
Domani troverò il tempo di ripercorrerlo e di riaffacciarmi dal crinale che mi permette di vedere oltre alla collina.
E' da lassù che prendo sempre la rincorsa.
Strada facendo, però' lo sbattere dei talloni a terra, mi riporta al concreto. Al materiale. Al quotidiano.
Ho sonno.

20 luglio 2010

domenica 10 maggio 2026

Accadimenti

Se urlo in uno spazio aperto il suono si disperde e può essere udito dalle entità dotate da ricettori di onde sonore che altro non sono che uno spostamento d'aria, infatti, nel vuoto il suono non esiste. Se c'è qualcosa su cui rimbalza quel suono, torna indietro e lo sento sotto forma di eco. Non è che se questa eco non si forma ne deriva qualcosa di negativo nella qualità della mia vita però, esistono animali che senza tale eco non sopravvivono. I pipistrelli si sono evoluti per vivere al buio proprio con questa capacità che per loro è indispensabile.

Sono accadimenti, combinazioni di accadimenti che possono essere ininfluenti o indispensabili per la procreazione, non per questo i pipistrelli si svegliano pensando all'eco, se c'è vivono altrimenti si estinguono.

Esistono piante che producono un'ombra molto ampia o che assorbono molta acqua e nutrimento da terreni scarsi di queste risorse. Quando producono i loro frutti quindi i semi, se questi cadono nei loro pressi hanno meno probabilità di produrre nuovi esemplari rispetto ai semi che cadono lontano. Ecco che le piante hanno sviluppato ali, viti e resistenza ai succhi gastrici così da essere trasportati lontano dal vento o da animali dei quali si nutrono portandoli lontano attraverso la digestione e la susseguente defecazione. Non è che le piante si svegliano al sole la mattina pensando di mandare lontano i propri semi, semplicemente si estinguono quegli esemplari che non hanno acquisito queste possibilità. Accadimenti. Sequenza di accadimenti.

L'uomo si è evoluto facendo cose meravigliose per potersi riprodurre. Fa anche cose terribili che porterebbero facilmente all'estinzione se la somma degli accadimenti fosse percentualmente tanto elevata da essere maggiore di quelle favorevoli alla sua procreazione. Accadimenti. Somma di accadimenti fra i quali l'intenzionalità, quand'anche senza consapevolezza.

La volontà, la percezione di se, la coscienza altro non sono che una somma di accadimenti concatenati tra loro in parte derivati dalla selezione derivata dalla evoluzione quindi, istintiva, in parte volontaria con anche risvolti negativi.

Accadimenti dettati da una serie di combinazioni partite dalla prima divisione cellulare nella quale non c'era già scritto che sarebbe, prima o poi, nato l'uomo, semplicemente una serie di combinazioni. 

Questo mio modo di pensare non sminuisce affatto la grandiosità di tutto questo, compresa la capacità di decidere, anzi, proprio in questa serie di accadimenti eccezionali sta il bello dell'universo.

Se non avessimo la vista, o meglio, se tutti noi non avessimo avuto la capacità di vedere, probabilmente non avremmo scoperto l'universo, oppure, ne avremmo scoperto la infinita grandezza solo dopo tantissimi altri anni di evoluzione non potendo, con gli altri sensi, percepire altro se non il sole e forse, la luna. 

Ecco perché penso che la coscienza altro non è che un susseguirsi di accadimenti e una combinazione di essi che si è sviluppata, ad un certo punto, senza che ci fosse una volontà da parte dell'uomo o di una qualche entità contemplata nelle religioni anch'esse, combinazioni di accadimenti.

Quando questa sequenza di accadimenti della quale noi stessi siamo parte, trasmetterà una sequenza di accadimenti sufficiente, anche le macchine e la "intelligenza" artificiale, avranno una coscienza perché avranno raggiunto la giusta quantità e qualità di accadimenti ne più né meno di quelle raggiunte dall'uomo, a meno che non pensiamo di essere speciali raccontando e spiegando questo con una religione. 

Non riesco davvero a capire perché e cosa porrebbe l'uomo al di fuori delle regole dell'universo.


 

sabato 9 maggio 2026

Nespole

 

Ogni anno, quando arriva il giusto momento, faccio il primo bagno al mare e ci faccio caso, succede la stessa cosa con il primo asparago selvatico, la prima pesca o la prima nespola; viene quell'acquolina in bocca che fa ricordare lo stesso momento dell'anno precedente.
Così ricordo che mio figlio Marco ha 37 nespole, Franco 34, io e Silvana stiamo insieme da 41 nespole. Già so che l'anno prossimo sarò contento della prima nespola.
Prendendo in considerazione questo ragionamento vorrei dire una cosa a Trump. Vista la sua età e l'aspettativa di vita, mediamente gli restano 3 nespole, considerando il suo vivere decisamente agiato potrà contare tranquillamente su 3 o 4 nespole in più, comunque tutto coso, le nespole che entrano in una mano. Ecco, ora, caro Trump, con tutta la pacatezza e con un francesismo comunque facilmente comprensibile ti dico: la finisci di rompere il cazzo per una manciata di nespole?
(Vale per Netanyau, Putin ecc. per le nespole che gli spettano, comunque non proprio tantissime).

giovedì 7 maggio 2026

Coscienza umana vs coscienza artificiale


La coscienza è riproducibile artificialmente?
L'intelligenza artificiale avrà una coscienza?
Questo ci mette paura perché pensiamo di essere divini in quanto possessori di coscienza e l'essere divini non è una cosa che mi convince perché la coscienza altro non è che una sequenza infinita di faccio/non faccio come qualsiasi cosa nell'universo, o negli universi e segue l'unica regola del movimento/staticità, caldo/freddo, uno/zero un sistema binario di base che è all'origine di tutto.
Sono convinto che ciò che è divino sta dentro di noi ma nel senso che lo abbiamo inventato noi e per questo dentro di noi risiede.
Anche la trascendenza esiste, ne sono convinto, ma è quello stato mentale in cui si va, o si tenta di andare, dove i normali calcoli che si fanno per vivere o sopravvivere, si accantonano per mettersi in uno stato mentale scevro di calcoli meramente orientati al vivere con meno danni possibile.
C'è chi tra i calcoli per avere meno danni possibile, non comprende l'evitare i danni arrecati ad altre vite, umane, animali o vegetali ne all'ambiente in cui vivono, qui lo chiamo: assassino.
C'è chi, invece, tra i calcoli contempla, come priorità, quello che è positivamente necessario per una buona vita di tutte le vite, a volte anche a scapito della propria, lo chiamo: santo.
Queste sono le rappresentazioni di due coscienze estreme, la prima nel male, la seconda nel bene.
Tra questi due tipi di coscienza c'è la maggior parte di noi, chi più orientato verso il bene chi più verso il male in un'infinita serie di coscienze intermedie.
Prendiamo per buono questo modo di pensare e suddividere le coscienze; questo però vuol dire che molti hanno coscienza buona e altrettanti cattiva quindi la coscienza non solo è riconoscibile ma anche possibile quantificarla e qualificarla.
Per qualificarla bisogna darle un valore, un voto, un numero. Se è possibile darle un valore si può ipotizzare che un giorno, in un futuro anche abbastanza prossimo, un elaboratore elettronico avrà un numero così elevato di dati ed elaborazioni da avvicinarsi al valore di una coscienza umana, perché no?
Fatta 0 la peggiore azione determinata da un elaboratore elettronico o da un umano e fatta 1 la migliore, con tutte le combinazioni possibili, perché non si può considerare questa azione, elaborata da una coscienza in entrambi i casi?
Le azioni compiute da un uomo sono il risultato di un'innumerevole serie di scelte consecutive determinate da un: faccio/non faccio ne più né meno di quel 0/1 sul quale si basa un elaboratore elettronico.
L'uomo, con la sue serie di scelte ha inventato l'elaboratore per farsi aiutare nello scegliere il faccio/non faccio, ora gli elaboratori hanno la capacità autonoma di apprendere come imparare con possibilità crescenti in modo esponenziale. L'uomo ha in più la possibilità di spegnere l'elaboratore ma tra non molto tempo, l'elaboratore avrà la possibilità di spegnere l'uomo (e forse già lo potrebbe fare).
I dati da inserire in un elaboratore artificiale di informazioni sono, per ora, incalcolabili proprio perché sono infinite considerando, soprattutto, la combinazione tra le stesse però la capacità di autoapprendimento degli elettrodomestici cresce in modo esponenziale, più imparano, più imparano ad impare quindi avere una coscienza è solamente una questione di tempo non un limite assoluto. Un giorno un elaboratore produrrà una capacità di agire e pensare talmente vicino alla coscienza di assassino, quella del santo e a tutte quelle intermedie da risultare comparabile e indistinguibile da quella umana.
Tutto è fissità/movimento, caldo/freddo, prima o poi una sequenza 1/0 imiterà la coscienza dell'assassino senza problemi riuscendo a dissimulare questa sua aberrazione senza che ce ne accorgiamo salvo qualche suo errore nel nascondere il suo essere criminale e, speriamo, altrettanto bene, imiterà le scelte del santo tanto da sacrificare parte di sé a beneficio della vita biologica.
La tecnologia attuale ci permette di intervenire sui neuroni per migliorarne le prestazioni o, in alcuni casi, addirittura di supplire a loro mancanze, prendendo in esame il paradosso di Teseo, fino a quali e quanti interventi in tal senso possiamo considerare il cervello "nostro" quindi "nostra" la coscienza?
Paradossalmente, già ora, potremmo aggirare completamente le funzioni del cervello sostituendo tutti i neuroni e le sinapsi in modo artificiale.
In pratica, o siamo qualcosa che esula dalle regole dell'universo, o ci rientriamo pienamente.
Io penso: la seconda che ho scritto.

7 maggio 2026



sabato 28 settembre 2019

a Greta



Cara amica, a volte penso che, per il bene del resto del cosmo, sarebbe bene che l'uomo acceleri la propria estinzione e anche che l'uomo non è peggio dei vulcani quindi, che saltino tutti i tappi.
L'uomo, a differenza di tutto il resto, vivente o no, fa le cose al contrario per sua stessa natura, paradossalmente, proprio le capacità che ha ottenuto di far continuare a vivere anche chi per natura verrebbe eliminato, toglie ad alcuni l'indispensabile, con l'unica discriminante, della maggiore o minore prossimità.
Nonostante abbia liberato in 100 anni la stessa quantità di anidride carbonica che l'intero pianeta ha sottratto all'atmosfera in 5 miliardi di anni, continua a dire che la sua influenza sul clima sia pressoché ininfluente.
Sempre paradossalmente, petrolio,  plastica, allevamenti e colture intensive, hanno permesso di allungare la vita e la proliferazione della specie: questo porterà ad un collasso quasi totale dell'ambiente in cui l'uomo vive?
Cheffà, ne andremo a danneggiare altri, siamo nati per conquistare le stelle.
Nonostante tutto ce la faremo, amica mia, ce la faremo, nonostante noi stessi
Come vedi, cara amica, in fondo in fondo, sono molto, ma molto ottimista.

domenica 24 giugno 2018

Sono contento

Lo so, l'immagine qui di fianco è inquietante ma serve a far capire quale sarà il prossimo delirio di colui che, purtroppo, è un ministro italiano che invece di svolgere la sua mansione, continua la sua costante collezione di feibukiani like. Si care compagne terrestri, questa sarà una delle sue prossime esternazioni, l'indicazione per dimostrare il vostro amore per la Patria. Fare figli e partecipare a corsi su come meglio servire il Paese e di come bisogna essere sottomesse ai mariti. Si otterrà così una serie di ottimi risultati tra i quali il dimezzamento delle delle lamentele e della disoccupazione nonché la tutela di una razza italica che è ora di avviare seriamente.
Ma, ora dico cosa sta cominciando vicino a dove vivo.
Sta cominciando tutto il contrario, in quanto è diventata sindaco una compagna di lotte. Per la verità io ho appoggiato la campagna elettorale di un suo avversario politico perché più lo sentivo vicino al mio pensiero partitico, in quanto, il gruppo di compagni che lo ha appoggiato fa parte del mio stesso partito, ma che abbia vinto Paola Villa mi fa immenso piacere.
Ora spero che riesca a conservare e rinforzare il ruolo di lottatrice che fino ad oggi ha mostrato di avere, può diventare, soprattutto nel basso Lazio, terra prevalentemente di destra per i noti trascorsi storici, l'antitesi dei salviniani desideri.
Paola, da questo post parte il mio auspicio che il candidato che io ho appoggiato, il giovane Claudio Marciano, ti accompagni, magari con una costruttiva opposizione, ma anche che tu riesca a soddisfare la mia contentezza per la tua vittoria partendo dalle lotte con le quali abbiamo ottenuto, parziali ma importanti buoni risultati.
Acqua pubblica, tutela dell'ambiente e del nostro amato Golfo e Matriottismo. Si, matriottismo in opposizione alle modalità che Salvini e tutti i fascisti vorrebbero. Nessuna Donna genererebbe figli per farli diventare carne da cannone, nessuna Donna chiuderebbe i bambini in gabbia, le Donne con la D maiuscola non fanno queste cose; è vero esistono anche le donne con la d minuscola come minuscoli sono tanti uomini ma, per fortuna le Donne sono di più e ho l'onore di esserne circondato.
Può sembrare un post incensante ma tu sai come la penso e lo sanno le persone, Donne e Uomini, che mi conoscono, degli altri non occupiamoci che c'è tanto da fare.

giovedì 2 novembre 2017

Limiti e urla

Limiti e urla

La schiena mi da problemi da molti anni, cosa che, secondo le statistiche, condivido con il trenta per cento degli italiani ma, probabilmente, i confini geografici sono un limite solo dell’analista di dati di turno.
Non mi importa del dolore, stringo i denti, l’importante è alzarmi in piedi ma non ci riesco, cazzo, non ci riesco; non vado a lavorare giusto il tempo di disinfiammare la zona tra la T12 e la L1 tanto dopo posso recuperare, ovviamente a perpetuo nocumento delle vertebre testè citate.
Niente, stringo i denti, provo ad alzarmi ma il dolore entra come una lama rovente direttamente in quella che deve essere l’essenza del mio vivere, non c’è nulla da fare, resisto dritto (dritto è decisamente un eufemismo) due o tre secondi al massimo, ma giusto perché questo è il mio nome, e le ultime risorse le utilizzo per non crollare letteralmente a terra distruggendomi come una colonna di calici sovrapposti.
Ma io ho un’arma in più, si chiama Silvana, la donna che è tutta la vita che non sono io. Prende una coperta, mi ci fa sedere sopra e mi trascina fino in bagno, c’è chi usa il pappagallo ma il pensiero che dopo gli devi asciugare tutte le piume mi ha sempre fatto desistere.
Urla pazzesche a pochi civici da me, sono tre giorni che le sento, non sono urla da sciatalgia, no, sono urla di donna. Chiamo Silvana: le senti anche tu? Le domando.
Veramente non è la prima volta. Risponde.
Io sto in bagno e sento scattare la serratura del cancelletto che da sulla strada. E’ Silvana che si affaccia per capire da dove vengano quelle grida.
Rientra.
Non si capisce se arrivano da là o da là. Dice indicando prima a destra poi a sinistra.
Effettivamente, le tante case fanno rimbalzare tra loro suoni e rumori, tanto che a volte sembra che arrivino da direzioni opposte a quelle da dove veramente vengono generati.
Proviamo in un altro modo: Dice Silvy cercando una soluzione per tornare a letto, anche perché l’operazione di sedermi a terra per mettermi sulla coperta e, quella successiva per non rimanerci, a terra, se fosse una tortura farebbe emergere dalla memoria, non solo nome e cognome di tutti i bambini che frequentavano l’asilo con me, ma anche il nome delle loro mamme, dei loro cani e gatti nonché  soprannomi, luoghi di nascita, di tutti costoro e quali fossero le loro merendine preferite.
Il nuovo metodo che favorisca un’opportuna attività dislocatrice si chiama scannetiello. Abbiamo, infatti, uno sgabello (questo è lo stivalesco nome dello scannetiello) nel bagno che favorisce le operazioni di abluzione e asciugatura, senza contare il suo salvifico utilizzo da quando in quel del sud Pontino vi è una perdurante carenza d’acqua dovuta a…, vabbè questa ve la  risparmio tanto la conoscete. Lo scannetiello, dicevo, dentro alla cabina della doccia, fortunatamente ampia, sostiene una bacinella, in un’altra bacinella ci si posiziona per recuperare l’acqua con la quale, da un bicchiere, ci facciamo colare in testa, per poi utilizzarla a mo di sciacquone.
Non ho un cazzo da fare quindi divago, comunque lo scannetiello è alto quanto la tazza del cesso quindi trasferirmici sopra è abbastanza poco penoso, un po’ più lo è spostarmi in quanto non dotato di ruote ha la capacità di fermarsi ad ogni fessura di mattonelle che trova quindi, puntando i gomiti sulle ginocchia, ne alzo le zampe davanti e con il residuo di forze raccolto per non rimanere in bagno, mi trascino fino al letto sul quale salgo con dolori impressionanti e che perciò mi fanno ulteriormente fare santa Silvy, non voglio nemmeno pensare cosa avrei dovuto fare par salirci dalla coperta distesa a terra, sul cesso mi potevo aggrappare ma dal letto avrei tirato giù coperte, lenzuola e materasso e dormire sulla branda così come sto ora non è una delle mie massime aspirazioni.
Si sentono di nuovo le urla.
Vado a vedere se riesco a comprendere meglio da dove arrivino. Insiste Silvana.
Passano i minuti e non torna.
Chiamo i Carabinieri, lei sta gridando di essere lasciata stare e che lui se ne deve andare mentre lui la minaccia persino di ucciderla. Dice Silvana rientrando.
Vai di nuovo la, i Carabinieri li chiamo io, magari se chiami qualcuno riesci a trattenere la situazione prima che degradi ulteriormente. Le dico.
Si io vado, ma la c’è un capannello di persone, e se non suonavo al citofono dicendo a chi ha risposto che avrei chiamato i Carabinieri, le persone si limitavano a guardare la casa e a fare commenti, comunque, chiama che vado. Insiste Silvana correndo fuori. Chiama! Grida correndo.
Compongo il 112 e attendo maledicendo T12 e S1 che non mi permettono assolutamente di camminare.
Dopo pochissimi minuti  torna Silvy dicendo che i Carabinieri, ai quali fa cenni per far comprendere cosa sta succedendo e indicando loro dove stiamo di casa,. Attende che salgano nonostante la ritrosia di una donna che nel frattempo si è affacciata,  e torna dall’invalido marito.
Dopo pochi minuti arriva mia sorella Monica,con una bustina verdecrociata che ne evidenzia la provenienza, tutta roba da infilare nei miei glutei.
Carica la siringa, circa 5 cl. Ed è pronta per bucarmi, ma Silvy la ferma.
Tommasina ha detto che devi metterci anche il Bentelan e iniettare tutto insieme. 'ncasa
Vabbene. Dice Monica.
Vabbene ’sto cavolo penso io e manifesto questa mia titubanza: ma siete sicure che tutta quella roba ci va nella mia pacca.
Ci va, ci va. Dice con divertimento Monica.
Già per telefono avevamo riferito a Monica quello che sta  avvenendo qui vicino, nel frattempo era passata un’ora e i Carabinieri stavano ancora là.
Penso che con la nostra azione oggi abbiamo dato una nuova opportunità a due persone; ad una donna quella di non essere malmenata oltremisura, ambulanze non ne sono arrivate, e ad un uomo di ripensare a quello che stava facendo magari bloccando sul nascere qualcosa di irrimediabile.
"Tra moglie e marito non mettere il dito", diceva un vecchio adagio, ma era solo un modo per dire “fatti i cazzi tuoi”, salvo poi essere tutti bravi a rammaricarsi dell’ennesima violenza subita da una donna. Il fatto che non  fosse una semplice lite domestica è avvalorato dal lungo permanere delle Forze dell’Ordine.
Donne e uomini, limiti raggiunti in vari modi, dolori diversi, subiti e arrecati, e amore; quello mio per Silvana che ama me e lo ha dimostrato per l’ennesima volta; amore di sorella e Monica lo ha dimostrato per l’ennesima volta; amore mio per Silvana della quale non posso fare a meno e amore per Monica anche se mia ha bucato e, ahimè, sta tornando a bucarmi e mi bucherà ancora nei tre giorni a venire; amore per i vicini, che non conosco, che ci ha condotto a farci i cazzi loro, sperando di aver limitato per entrambi cose per le quali si sarebbero potuti pentire per molto.
Cose brutte e cose belle, limiti di dolore raggiunti, limiti di sofferenza oltrepassati, urla di disperazione che oltrepassano gli isolati e urla strozzate nella gola per una schiena che da anni non mi da pace.
Diventiamo sovrumani!
 

domenica 18 settembre 2016

Somma d’istanti, distanti, di stanti.

Somma d’istanti, distanti, di stanti.
Sono un ciclo.
Sono un ciclo d’istanti.
L’istante non esiste, o meglio, l’istante ha la consistenza di un punto, quindi, non ha consistenza.
Due punti devono essere vicini per dare inizio ad una linea, due istanti devono essere vicini per dare inizio ad un tempo.
Quando gli istanti della mia vita hanno cominciato a formare la mia vita?
Molto prima che nascessi, è così ovvio.
Istanti attaccati tra loro erano già nella vita di chi mi ha generato e di chi ha generato loro.
Anche quando chi ha generato chi ha generato è morto, ha lasciato una sequenza d’istanti che non scompare nel nulla ma continua, sommandosi ad altre somme di istanti.
Ecco come mi spiego l’infinità di ogni singola vita, somma d’infiniti istanti, somma d’istanti infiniti, somma di distanti infiniti istanti che precede la nascita di ciascuno e continua dopo la morte di ciascuno.
Una vita, una retta.
Quindi, la somma d’istanti distanti di stanti ciascuno nel proprio tempo, quando si accostano, formano un infinito rettangolo?
Io, stante sul mio tempo incontro lei, stante sul suo.
Qui nascono altre vite che si sovrappongono alle precedenti.
Due rette sopra, due rette sotto e si forma un infinito, inesistente parallelepipedo?
Si.
No.
Come queste rette d’istanti distanti si incrociano, in un certo istante, divergono.
Quello che esiste, invece, è un biciclo auto pedalante, una bicicletta d’istanti che autoalimenta i propri movimenti, praticamente, un tandem di momenti fermi, tra loro lontani.
Rette, non più attaccate tra loro, o forse, non attaccate tra loro ma parallele anzi, che crediamo essere parallele ma che sin dall’inizio cominciano a divergere perché provenienti da traiettorie distanti, si allontanano in un istante di un istante, di un punto.
Oh! Oh! Ma se sono tutte infinite e ad un certo punto divergono vuol dire che divergevano da prima.
Ecco perché i nostri figli non sono nostri, ora l’ho capito, la differenza che c’è tra le vite è l’angolo di divergenza.
Tra me e Silvana, l’angolo di divergenza è praticamente impercettibile, le nostre vite sono state reciprocamente invisibili per una sequenza d’istanti molto breve quindi, prima che tornino ad essere reciprocamente invisibili dovrà passare una sequenza d’istanti molto lunga.
Ecco perché sembra un biciclo, osservato da fuori.
Due cicli talmente poco divergenti tra loro da essere vicini per un’infinita infinità di istanti.
Qualche tempo fa eravamo solamente poco reciprocamente percettivi in quanto troppo piccoli nella sequenza d’istanti che ci tiene qui; una volta affinata la vista ci siamo visti e ci siamo accorti che le nostre rette d’istanti non erano, poi, così distanti.


lunedì 29 agosto 2016

A proposito di lavori benfattamenteinutili



 Già queste terrazze non le sopporto, in quanto circa 20000 (ventimila)  metri quadrati di marciapiedi costituiscono un belvedere più che sufficiente, soprattutto se si prende in considerazione che si sviluppano in 4 chilometri di lungomare.
quando osservo, poi, che stanno per essere ultimati con le modalità che si possono facilmente riscontrare in queste fotografie, girano veramente i coglioni.
Una finitura angolare, sul bordo di uno scalino, come quello che si vede qui sopra, io non lo metterei nemmeno in casa mia, figuriamoci in un luogo pubblico, inoltre, non l'avevi un angolare intero da posizionare al posto di spezzoni?
Spero, inoltre, che quelle viti sporgenti siano dovute al fatto che l'avvitatore senza fili ha esaurito la batteria.
E' vero, i lavori non sono ultimati, tantevvero che il cantiere è ancora recintato, ma se non è ultimato che cavolo ce li hai messi a fare quegli angolari?

 Non avevi un cazzo di bordino di una ventina di cm. intero da mettere al fianco dell'alzata?
 Ma chi l'ha fatto questo lavoro, uno che ha letto istruzioni Ikea al contrario sotto tortura?
Gnàfaccio a vedere 'ste cose, e voi?

venerdì 20 novembre 2015

Uomo o shamano? Ciccia o spirito?

Spirituale è tutto quello che non è ciccia e ovviamente in ciò sono compresi sia il male che il bene, quindi spirituale è tutto quello che comprende in egual misura entrambe le condizioni.
Ma se non prevalesse il bene nelle intenzionalità dell'uomo, le sue capacità tecniche  lo avrebbero portato all'autodistruzione nel momento stesso in cui il primo uomo si fosse reso conto di poter disporre della vita di tutti gli altri o di molti di essi.
Alla base ci sono la coerenza e la riconciliazione.
La coerenza intesa come capacità di distinguere il bene dal male e la riconciliazione come capacità di sopportare i propri atteggiamenti tesi verso il male.
Per coerenza intendo quel modo di relazionarsi con quello che c'è intorno adottando metodologie che comprendano in uguale misura cuore, cervello e mani.
Quando uno di questi tre fattori, in un nostro agire, viene meno, soffriamo in quantità proporzionata all'importanza della nostra azione su noi stessi e sugli altri.
 Tutte le azioni volte al male sono espresse con la violenza e vedono sempre mancare uno dei tre fattori, soprattutto quello della mente in quanto in nessuna mente priva di aberrazioni, può nascere il desiderio di fare a se stessi il medesimo male che si può arrecare ad altri quindi, quando si arreca dolore agli altri, lo si arreca anche a se stessi e si cercano, per ovviare a questa sofferenza, giustificazioni d'ogni sorta, giustificazioni non più valide quando si è vittime dei medesimi danni.
Esiste da sempre la comprensione dell'esistenza di qualcosa che non è tangibile ma e altrettanto incidente nella vita dell'uomo, questo, secondo me, è quello che ha fatto nascere le diverse spiritualità che, a seconda di un peculiare contesto, hanno fatto nascere una religione piuttosto che un'altra; i primi contatti consapevoli tra l'uomo e lo spirito si sono manifestati con lo shamanesimo e qua viene il bello, tutte le pratiche shamaniche, dalla terra degli Zulu a quella del Kamchatka, da quella dei maya a quelle europee, portano ad esperienze e riti pressoché identici.
Le religioni, per quanto differenti, ci rendono simili tra noi e distinguibili dal resto esistente, più di qualsiasi altro concetto.
Boh! 

domenica 12 luglio 2015

Hipopotomonstrosesquipedaliofobia


Parola nuova, di tante imparate ieri sera a Calvi Risorta da http://www.fantasiologo.com/ . Massimo ne ha pronunciata una meravigliosa, la più lunga che abbia mai sentito (a parte il nome di alcune molecole lette sulle scatole delle medicine): Hipopotomonstrosesquipedaliofobia splendido lemma che esprime il concetto di paura delle parole lunghe, o meglio, esprime la paura di alcune persone di non riuscire a pronunciale mettendole in un disagio dettato dal credere che gli altri, a causa di questa incapacità, le ritengano menomate o comunque intellettivamente inferiori.
( “Hipopoto” (grande) “mostro” (mostruoso) “sesquipedali” (forma mutilata del latino “sesquipedalian”, ovvero, parola grande) e “phobos” (paura).)
Presto avremo Massimo Gerardo Carrese a Minturno, giuro, datemi il tempo di organizzare tutto e ci divertiremo tantissimissimissimissimo.
Grazie a Piccola Libreria Ottanta mq
 
che mi ha offerto l'opportunità di conoscerlo.
Stay tuned

domenica 22 febbraio 2015

Buon compleanno Franco


Quando scoprimmo di essere in attesa del nostro secondo figlio Silvana mi chiese:
- Preferisci maschio o femmina?
Risposi che era sufficiente che non fosse finto come i bimbi delle pubblicità (biondo e riccio).
Nacque che il biondo oro dei suoi ricci ancora non si vedeva, non aveva voluto farsi scoprire.
Era il 23 febbraio del 1992. Pochi giorni prima avevamo chiesto a suo fratello Marco quale sarebbe stato il nome che avrebbe scelto per il fratellino.
Senza esitazione alcuna disse: - Franco!
Il nome del nonno gli sembrò la risposta più naturale.
Biondo e riccio, diventa, ed è impossibile non innamorarsi di lui, dopotutto il nonno i suoi ricci li aveva già dati in eredità a Silvana, quindi il nome che viene proprio dal nonno non poteva che donargli gli stessi capelli.
Gli piaceva giocare da solo o passare le ore sul letto sfogliando "Topolino" che raccontava ad alta voce anche se non sapeva leggere.
Si faceva notare anche quando, con nostri amici in casa, gli veniva sonno.
Fin da molto piccolo se ne andava in cameretta a mettere il pigiama da solo, si presentava dove stavamo e ci ammoniva:
- Fate silenzio che ho sonno e vado a dormire.
Spegneva la luce, chiudeva la porta ed entrava nel mondo dei sogni.











  

In questa fotografia condividiamo momenti varicellosi 


Non si sporcava nemmeno per sbaglio, tornava dall'asilo con il grembiule lindo come quando l'avevamo vestito la mattina.
Molto timido non voleva mai ruoli di rilievo fin dalle recite alla scuola materna. Con un broncio lungo fino a terra si metteva dietro a tutti, aspettava che tutto finisse solo per dire:
- Andiamo a casa!
Grande infatti fu la meraviglia quando lo vedemmo su un palco cantare da solista.
Franco piccolino aveva lasciato il posto ad uno più forte e sicuro di se; non ripetè più performances di quel tipo ma nella pallavolo cominciò ad esprimere il meglio che poteva un ragazzino.
Comincia a giocare frequentando la squadra giovanile del Minturno insieme a Marco, poi da solo continua e ottiene ottimi risultati, vincendo il torneo delle province se ne va a rappresentare Latina ad Alassio dove con la squadra arriva al 7° posto

Dopo tanto lavoro ottiene un posto nella selezione laziale e partecipa al campionato fra regioni in Sardegna dove io e Silvana lo seguiamo colmi d'orgoglio.
Vince e, insieme ai compagni, diviene campione nazionale under 16.
Una delle più grandi emozioni: vederlo sfilare con i compagni e come sottofondo l'inno nazionale.
 I miei tesori
Qui in Sardegna durante una pausa e nel momento in cui abbraccia un compagno dopo aver vinto il torneo, il Franco solitamente poco incline a lasciar trasparire le sue emozioni, si lascia andare. Un lavoro di allenamenti durato molti mesi con trasferte chilometriche, si concretizza in un pianto che fece piangere a dirotto anche me.
Franco a 8 anni, insieme ai cugini con vestiti di carta realizzati con l'aiuto di nonno Franco e quando diventa maggiorenne

Ora sta a Bradford, in gran Bretagna, insieme a Erika, cerca nuove opportunità.
Sono al contempo felice e triste. Mi mancano quelle sue battute sarcastiche che qua mi facevano quasi incazzare ma che ora fanno notare un  vuoto che colmo grazie a Skipe.
Oggi compie 23 anni. Sembrano a volte pochi e a volti tantissimi. Sembra ieri che correvo in auto dalla tipografia dove lavoravo fino alla clinica di Aversa dove è venuto al mondo e mi sembra passato un secolo da quando lo tenevo in braccio cullandomi tra i suoi ricci.
Caro Franco, ti auguriamo Buon Compleanno, amiamo te e ogni tua scelta.