Si torna a parlare di Tiziano Terzani.
I MIEI SOLCHI
Passeggiate tra le sinapsi
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venerdì 17 luglio 2026
giovedì 9 luglio 2026
ULTIMO BALUARDO

La cassa tipografica assomiglia a quelle bacheche porta ninnoli dove, quando fai visita ad un amico, è bello perdersi, prendendo e osservando ora questo, ora quello. Animaletti, sassolini, ricordi di viaggi e di incontri.
Lei, invece, in ogni scomparto, accoglieva una sola lettera e solo quella, un solo segno di punteggiatura, un solo spazio, in quantità proporzionate alla frequenza di utilizzo.
Capitava, a volte, che una forma (stampo, per intenderci) cada e tutte le lettere di vario stile e misura, si mischino, ebbene, il mettere a posto ognuna di loro e nella cassa giusta, è sempre stato il compito del nuovo garzone di bottega, che deve memorizzare dove collocarle.
Che cosa affascinante era, guardare i più esperti, infilare senza quasi guardare, ogni letterina al suo posto, ripescando quelle che accidentalmente cadevano nel posto sbagliato.
Anch’io, dopo tanti anni ho acquisito quella tecnica, addirittura mi lanciavo in virtuosismi che solo io potevo notare, stringere tra il pollice e l’indice un’intera parola e con piccoli movimenti posare prima tutte le “A” poi tutte le “B”…
Un mondo, un universo fatto di parole, punteggiature, spazi.
Oggi se al posto di una “A” metti una “M”, torni indietro ed effettui la sostituzione, la giustezza della riga l’effettua il computer.
Prima, con il compositoio stretto nella mano sinistra, una volta chiusa la riga, sostituire una lettera più larga con una più stretta, portava via maggior tempo che a comporla interamente.
Per fare spazio, in tipografia, (devo farci entrare una nuova macchina) ho svuotato un’intera cassettiera dalle lettere che conteneva, per poi buttarle.
Venti cassetti, centoventi scomparti ognuno, quasi due quintali di materiale, dove oggi, cliccando con il mouse, apri una o due tendine piene di caratteri di ogni foggia e dimensione.
Le vecchie tipografie, di questi cassoni, ne contavano decine e decine, dal corpo 50 righe, di legno (circa 23 cm.), al corpo 6 punti, di piombo ( circa 2 mm.).
Ora me ne è rimasto uno solo, ultimo baluardo, ai confini di un deserto dove i Tartari non si vedranno più.
In alcuni paesini, in alcuni quartieri di città, resistono ancora piccole tipografie, con pochi vecchi artigiani, che ancora si appoggiano sull’avambraccio il trasportatore di storia che è il compositoio, una volta vi si serravano, ad una ad una, tutte le righe dei libri, dei giornali, dei biglietti d’auguri e degli annunci di dipartite, parole grandi e piccole, in grassetto e in corsivo, importanti e futili.
Non dirò più:- Ho finito le “A”. Devo scomporre qualche forma. Proprio così, spesso capitava che alcune lettere finivano, per comporre una nuova pagina, bisognava scomporre la precedente.
Se andate in qualche piccola tipografia, dove ancora c’è un vecchio tipografo, domandategli come si compone una riga, come si separano tra loro, come si serrano sul compositoio.
Vi assicuro che lo farete felice, vi assicuro che un moto di commozione arriverà dal suo cuore fino a voi.
E’ giusto sia finita, era un lavoro duro e oggi è decisamente poco remunerativo, nessuno più di me lo sà. Trent’anni fa volli impararlo proprio perché mi affascinava, entrai in una bottega e dissi:- Non voglio essere pagato, insegnatemi quest’arte, poi si vedrà.
Probabilmente sono stato l’ultimo.
Sicuramente sono stato uno degli ultimi, un cavaliere con la lancia in un mondo di fucili automatici.
domenica 28 giugno 2026
IL LUNGOMARISTA - 2
Un lungomarista può essere dotato anche di scooter o di motocicletta, a volte, anche di qualche mezzo spinto dall’elettricità, biciclette o monopattini motorizzati che siano, ma andiamo con ordine.
venerdì 26 giugno 2026
IL LUNGOMARISTA
Gli esemplari femmina più piccoli trascinano teli asciugamano a terra o, tuttalpiù, piccoli cani che dimenandosi cercano di far comprendere il proprio disappunto nel fatto che nessuno si accorge del guinzaglio attorcigliato intorno ad una zampa mentre le altre tre, compreso il ventre, scartavetrano la strada.
giovedì 18 giugno 2026
Vannacciani, ma che...
Vorrei essere un vannacciano, un salviniano, un donzelliano (*) e convincere statunitensi, sudamericani, canadesi, australiani (*), per nominare quelle popolazioni che più si ritrovano, tra i compatrioti, italiani di prima, seconda o terza generazione (*). Dopodiché li controllerei e remigrerei tutti i ladri, stupratori, truffatori (*) o delinquenti organizzati come camorristi, mafiosi e ndranghetisti (*).
Potrebbe essere una soluzione alla mancanza di manodopera dovuta alla riduzione delle nascite, all'emigrazione dei giovani e all'ivecchiamento della popolazione (*).
All'inizio nascerà il problema di ritrovarsi un incremento della popolazione italiana con una percentuale di delinquenti crescente in modo esponenziale però la costruzione di centri per il rimpatrio, di carceri, di istitutii per il riconoscimento (*), aumenterà i posti di lavoro per molti anni visto il gran numero di italiani all'estero, inoltre, non rimarranno sempre in carcere così saremo tutti felici e contenti.
Ad ogni asterisco (*) immaginatemi che conto con le dita.
mercoledì 20 maggio 2026
Lettera da Cuba
Mentre Israele compie un genocidio in Palestina come chiamiamo quello che gli Stati Uniti stanno perpetrando a Cuba?
Non volete chiamare genocidio l'uccisione di decine di migliaia di palestinesi perché a livello lessicale e semantico il lemma genocidio male si attaglia a quello che avviene in Palestina?
Va bene! Quello che avviene in Palestina e a Cuba lo chiamiamo umanicidio massificato oppure bandieracontriangolicidio per distinguerlo dall'omicidio, ma sempre di genocidio parliamo
LETTERA APERTA AL MONDO
Una donna cubana, Ikay Romay denuncia il crimine che pochi capi di stato vogliono vedere.
All'umanità intera, alle madri del mondo, ai medici senza frontiere, ai giornalisti con dignità, ai governi che credono ancora nella giustizia:
Il mio nome è come quello di milioni di altre persone. Non ho cognomi famosi né cariche importanti. Sono una cubana comune. Una figlia, una sorella, una patriota. E scrivo questo con l'anima straziata e le mani tremanti, perché quello che oggi vive il mio popolo non è una crisi. È un omicidio lento, calcolato, freddamente eseguito da Washington. E il mondo guarda dall'altra parte.
DENUNCIA PER I MIEI NONNI: Denuncio che a Cuba ci sono anziani che muoiono prematuramente perché il blocco impedisce l'arrivo di farmaci per il cuore, la pressione e il diabete. Non è una questione di mancanza di risorse. È un divieto deliberato. Le aziende che vogliono vendere a Cuba vengono multate, perseguitate, minacciate. I loro governi tacciono. E nel frattempo, un nonno cubano stringe il petto e aspetta. La morte non avvisa. Il blocco sì.
DENUNCIA PER I MIEI BAMBINI: Denuncio che a Cuba ci sono incubatrici che hanno dovuto essere spente per mancanza di carburante. Che ci sono neonati che lottano per la vita mentre il governo degli Stati Uniti decide quali paesi possono venderci petrolio e quali no. Che ci sono madri cubane che hanno visto mettere in pericolo la vita dei loro figli perché un ordine firmato in un ufficio di Washington vale più del pianto di un bambino a 90 miglia dalle sue coste. Dov'è la comunità internazionale? Dove sono le organizzazioni che difendono tanto l'infanzia? O forse i bambini cubani non meritano di vivere?
DENUNCIA PER LA FAME INTENZIONALE: Denuncio che il blocco è fame programmata. Non è che manchi il cibo perché sì. È che ci impediscono di comprarlo. È che le navi con i generi alimentari vengono perseguitate. È che le transazioni bancarie vengono bloccate. È che le aziende che ci vendono cereali, pollo, latte vengono sanzionate. La fame a Cuba non è un incidente. È una politica di Stato del governo degli Stati Uniti, affinata nel corso di 60 anni, aggiornata da ogni amministrazione, inasprita da Donald Trump e attuata con ferocia da Marco Rubio. Loro la chiamano “pressione economica”. Io la chiamo terrorismo della fame.
DENUNCIA DEI MIEI MEDICI: Denuncio che i nostri medici, gli stessi che hanno salvato vite umane durante la pandemia mentre il mondo intero crollava, oggi non hanno siringhe, né anestesia, né apparecchiature a raggi X. Non perché non sappiamo produrli. Non perché non abbiamo talento. Ma perché il blocco ci impedisce di accedere alle forniture, ai ricambi, alla tecnologia. I nostri scienziati hanno creato cinque vaccini contro il COVID-19. Cinque. Senza l'aiuto di nessuno. Contro venti e maree. Contro il blocco e le menzogne. Eppure, l'impero ci punisce per averlo realizzato.
AL MONDO DICO: Cuba non chiede l'elemosina.
20 maggio 2026
domenica 10 maggio 2026
Accadimenti
Sono accadimenti, combinazioni di accadimenti che possono essere ininfluenti o indispensabili per la procreazione, non per questo i pipistrelli si svegliano pensando all'eco, se c'è vivono altrimenti si estinguono.
Esistono piante che producono un'ombra molto ampia o che assorbono molta acqua e nutrimento da terreni scarsi di queste risorse. Quando producono i loro frutti quindi i semi, se questi cadono nei loro pressi hanno meno probabilità di produrre nuovi esemplari rispetto ai semi che cadono lontano. Ecco che le piante hanno sviluppato ali, viti e resistenza ai succhi gastrici così da essere trasportati lontano dal vento o da animali dei quali si nutrono portandoli lontano attraverso la digestione e la susseguente defecazione. Non è che le piante si svegliano al sole la mattina pensando di mandare lontano i propri semi, semplicemente si estinguono quegli esemplari che non hanno acquisito queste possibilità. Accadimenti. Sequenza di accadimenti.
L'uomo si è evoluto facendo cose meravigliose per potersi riprodurre. Fa anche cose terribili che porterebbero facilmente all'estinzione se la somma degli accadimenti fosse percentualmente tanto elevata da essere maggiore di quelle favorevoli alla sua procreazione. Accadimenti. Somma di accadimenti fra i quali l'intenzionalità, quand'anche senza consapevolezza.
La volontà, la percezione di se, la coscienza altro non sono che una somma di accadimenti concatenati tra loro in parte derivati dalla selezione derivata dalla evoluzione quindi, istintiva, in parte volontaria con anche risvolti negativi.
Accadimenti dettati da una serie di combinazioni partite dalla prima divisione cellulare nella quale non c'era già scritto che sarebbe, prima o poi, nato l'uomo, semplicemente una serie di combinazioni.
Questo mio modo di pensare non sminuisce affatto la grandiosità di tutto questo, compresa la capacità di decidere, anzi, proprio in questa serie di accadimenti eccezionali sta il bello dell'universo.
Se non avessimo la vista, o meglio, se tutti noi non avessimo avuto la capacità di vedere, probabilmente non avremmo scoperto l'universo, oppure, ne avremmo scoperto la infinita grandezza solo dopo tantissimi altri anni di evoluzione non potendo, con gli altri sensi, percepire altro se non il sole e forse, la luna.
Ecco perché penso che la coscienza altro non è che un susseguirsi di accadimenti e una combinazione di essi che si è sviluppata, ad un certo punto, senza che ci fosse una volontà da parte dell'uomo o di una qualche entità contemplata nelle religioni anch'esse, combinazioni di accadimenti.
Quando questa sequenza di accadimenti della quale noi stessi siamo parte, trasmetterà una sequenza di accadimenti sufficiente, anche le macchine e la "intelligenza" artificiale, avranno una coscienza perché avranno raggiunto la giusta quantità e qualità di accadimenti ne più né meno di quelle raggiunte dall'uomo, a meno che non pensiamo di essere speciali raccontando e spiegando questo con una religione.
Non riesco davvero a capire perché e cosa porrebbe l'uomo al di fuori delle regole dell'universo.








