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domenica 10 maggio 2026

Accadimenti

Se urlo in uno spazio aperto il suono si disperde e può essere udito dalle entità dotate da ricettori di onde sonore che altro non sono che uno spostamento d'aria, infatti, nel vuoto il suono non esiste. Se c'è qualcosa su cui rimbalza quel suono, torna indietro e lo sento sotto forma di eco. Non è che se questa eco non si forma ne deriva qualcosa di negativo nella qualità della mia vita però, esistono animali che senza tale eco non sopravvivono. I pipistrelli si sono evoluti per vivere al buio proprio con questa capacità che per loro è indispensabile.

Sono accadimenti, combinazioni di accadimenti che possono essere ininfluenti o indispensabili per la procreazione, non per questo i pipistrelli si svegliano pensando all'eco, se c'è vivono altrimenti si estinguono.

Esistono piante che producono un'ombra molto ampia o che assorbono molta acqua e nutrimento da terreni scarsi di queste risorse. Quando producono i loro frutti quindi i semi, se questi cadono nei loro pressi hanno meno probabilità di produrre nuovi esemplari rispetto ai semi che cadono lontano. Ecco che le piante hanno sviluppato ali, viti e resistenza ai succhi gastrici così da essere trasportati lontano dal vento o da animali dei quali si nutrono portandoli lontano attraverso la digestione e la susseguente defecazione. Non è che le piante si svegliano al sole la mattina pensando di mandare lontano i propri semi, semplicemente si estinguono quegli esemplari che non hanno acquisito queste possibilità. Accadimenti. Sequenza di accadimenti.

L'uomo si è evoluto facendo cose meravigliose per potersi riprodurre. Fa anche cose terribili che porterebbero facilmente all'estinzione se la somma degli accadimenti fosse percentualmente tanto elevata da essere maggiore di quelle favorevoli alla sua procreazione. Accadimenti. Somma di accadimenti fra i quali l'intenzionalità, quand'anche senza consapevolezza.

La volontà, la percezione di se, la coscienza altro non sono che una somma di accadimenti concatenati tra loro in parte derivati dalla selezione derivata dalla evoluzione quindi, istintiva, in parte volontaria con anche risvolti negativi.

Accadimenti dettati da una serie di combinazioni partite dalla prima divisione cellulare nella quale non c'era già scritto che sarebbe, prima o poi, nato l'uomo, semplicemente una serie di combinazioni. 

Questo mio modo di pensare non sminuisce affatto la grandiosità di tutto questo, compresa la capacità di decidere, anzi, proprio in questa serie di accadimenti eccezionali sta il bello dell'universo.

Se non avessimo la vista, o meglio, se tutti noi non avessimo avuto la capacità di vedere, probabilmente non avremmo scoperto l'universo, oppure, ne avremmo scoperto la infinita grandezza solo dopo tantissimi altri anni di evoluzione non potendo, con gli altri sensi, percepire altro se non il sole e forse, la luna. 

Ecco perché penso che la coscienza altro non è che un susseguirsi di accadimenti e una combinazione di essi che si è sviluppata, ad un certo punto, senza che ci fosse una volontà da parte dell'uomo o di una qualche entità contemplata nelle religioni anch'esse, combinazioni di accadimenti.

Quando questa sequenza di accadimenti della quale noi stessi siamo parte, trasmetterà una sequenza di accadimenti sufficiente, anche le macchine e la "intelligenza" artificiale, avranno una coscienza perché avranno raggiunto la giusta quantità e qualità di accadimenti ne più né meno di quelle raggiunte dall'uomo, a meno che non pensiamo di essere speciali raccontando e spiegando questo con una religione. 

Non riesco davvero a capire perché e cosa porrebbe l'uomo al di fuori delle regole dell'universo.


 

sabato 9 maggio 2026

Nespole

 

Ogni anno, quando arriva il giusto momento, faccio il primo bagno al mare e ci faccio caso, succede la stessa cosa con il primo asparago selvatico, la prima pesca o la prima nespola; viene quell'acquolina in bocca che fa ricordare lo stesso momento dell'anno precedente.
Così ricordo che mio figlio Marco ha 37 nespole, Franco 34, io e Silvana stiamo insieme da 41 nespole. Già so che l'anno prossimo sarò contento della prima nespola.
Prendendo in considerazione questo ragionamento vorrei dire una cosa a Trump. Vista la sua età e l'aspettativa di vita, mediamente gli restano 3 nespole, considerando il suo vivere decisamente agiato potrà contare tranquillamente su 3 o 4 nespole in più, comunque tutto coso, le nespole che entrano in una mano. Ecco, ora, caro Trump, con tutta la pacatezza e con un francesismo comunque facilmente comprensibile ti dico: la finisci di rompere il cazzo per una manciata di nespole?
(Vale per Netanyau, Putin ecc. per le nespole che gli spettano, comunque non proprio tantissime).

giovedì 7 maggio 2026

Coscienza umana vs coscienza artificiale


La coscienza è riproducibile artificialmente?
L'intelligenza artificiale avrà una coscienza?
Questo ci mette paura perché pensiamo di essere divini in quanto possessori di coscienza e l'essere divini non è una cosa che mi convince perché la coscienza altro non è che una sequenza infinita di faccio/non faccio come qualsiasi cosa nell'universo, o negli universi e segue l'unica regola del movimento/staticità, caldo/freddo, uno/zero un sistema binario di base che è all'origine di tutto.
Sono convinto che ciò che è divino sta dentro di noi ma nel senso che lo abbiamo inventato noi e per questo dentro di noi risiede.
Anche la trascendenza esiste, ne sono convinto, ma è quello stato mentale in cui si va, o si tenta di andare, dove i normali calcoli che si fanno per vivere o sopravvivere, si accantonano per mettersi in uno stato mentale scevro di calcoli meramente orientati al vivere con meno danni possibile.
C'è chi tra i calcoli per avere meno danni possibile, non comprende l'evitare i danni arrecati ad altre vite, umane, animali o vegetali ne all'ambiente in cui vivono, qui lo chiamo: assassino.
C'è chi, invece, tra i calcoli contempla, come priorità, quello che è positivamente necessario per una buona vita di tutte le vite, a volte anche a scapito della propria, lo chiamo: santo.
Queste sono le rappresentazioni di due coscienze estreme, la prima nel male, la seconda nel bene.
Tra questi due tipi di coscienza c'è la maggior parte di noi, chi più orientato verso il bene chi più verso il male in un'infinita serie di coscienze intermedie.
Prendiamo per buono questo modo di pensare e suddividere le coscienze; questo però vuol dire che molti hanno coscienza buona e altrettanti cattiva quindi la coscienza non solo è riconoscibile ma anche possibile quantificarla e qualificarla.
Per qualificarla bisogna darle un valore, un voto, un numero. Se è possibile darle un valore si può ipotizzare che un giorno, in un futuro anche abbastanza prossimo, un elaboratore elettronico avrà un numero così elevato di dati ed elaborazioni da avvicinarsi al valore di una coscienza umana, perché no?
Fatta 0 la peggiore azione determinata da un elaboratore elettronico o da un umano e fatta 1 la migliore, con tutte le combinazioni possibili, perché non si può considerare questa azione, elaborata da una coscienza in entrambi i casi?
Le azioni compiute da un uomo sono il risultato di un'innumerevole serie di scelte consecutive determinate da un: faccio/non faccio ne più né meno di quel 0/1 sul quale si basa un elaboratore elettronico.
L'uomo, con la sue serie di scelte ha inventato l'elaboratore per farsi aiutare nello scegliere il faccio/non faccio, ora gli elaboratori hanno la capacità autonoma di apprendere come imparare con possibilità crescenti in modo esponenziale. L'uomo ha in più la possibilità di spegnere l'elaboratore ma tra non molto tempo, l'elaboratore avrà la possibilità di spegnere l'uomo (e forse già lo potrebbe fare).
I dati da inserire in un elaboratore artificiale di informazioni sono, per ora, incalcolabili proprio perché sono infinite considerando, soprattutto, la combinazione tra le stesse però la capacità di autoapprendimento degli elettrodomestici cresce in modo esponenziale, più imparano, più imparano ad impare quindi avere una coscienza è solamente una questione di tempo non un limite assoluto. Un giorno un elaboratore produrrà una capacità di agire e pensare talmente vicino alla coscienza di assassino, quella del santo e a tutte quelle intermedie da risultare comparabile e indistinguibile da quella umana.
Tutto è fissità/movimento, caldo/freddo, prima o poi una sequenza 1/0 imiterà la coscienza dell'assassino senza problemi riuscendo a dissimulare questa sua aberrazione senza che ce ne accorgiamo salvo qualche suo errore nel nascondere il suo essere criminale e, speriamo, altrettanto bene, imiterà le scelte del santo tanto da sacrificare parte di sé a beneficio della vita biologica.
La tecnologia attuale ci permette di intervenire sui neuroni per migliorarne le prestazioni o, in alcuni casi, addirittura di supplire a loro mancanze, prendendo in esame il paradosso di Teseo, fino a quali e quanti interventi in tal senso possiamo considerare il cervello "nostro" quindi "nostra" la coscienza?
Paradossalmente, già ora, potremmo aggirare completamente le funzioni del cervello sostituendo tutti i neuroni e le sinapsi in modo artificiale.
In pratica, o siamo qualcosa che esula dalle regole dell'universo, o ci rientriamo pienamente.
Io penso: la seconda che ho scritto.

7 maggio 2026



sabato 28 settembre 2019

a Greta



Cara amica, a volte penso che, per il bene del resto del cosmo, sarebbe bene che l'uomo acceleri la propria estinzione e anche che l'uomo non è peggio dei vulcani quindi, che saltino tutti i tappi.
L'uomo, a differenza di tutto il resto, vivente o no, fa le cose al contrario per sua stessa natura, paradossalmente, proprio le capacità che ha ottenuto di far continuare a vivere anche chi per natura verrebbe eliminato, toglie ad alcuni l'indispensabile, con l'unica discriminante, della maggiore o minore prossimità.
Nonostante abbia liberato in 100 anni la stessa quantità di anidride carbonica che l'intero pianeta ha sottratto all'atmosfera in 5 miliardi di anni, continua a dire che la sua influenza sul clima sia pressoché ininfluente.
Sempre paradossalmente, petrolio,  plastica, allevamenti e colture intensive, hanno permesso di allungare la vita e la proliferazione della specie: questo porterà ad un collasso quasi totale dell'ambiente in cui l'uomo vive?
Cheffà, ne andremo a danneggiare altri, siamo nati per conquistare le stelle.
Nonostante tutto ce la faremo, amica mia, ce la faremo, nonostante noi stessi
Come vedi, cara amica, in fondo in fondo, sono molto, ma molto ottimista.

domenica 24 giugno 2018

Sono contento

Lo so, l'immagine qui di fianco è inquietante ma serve a far capire quale sarà il prossimo delirio di colui che, purtroppo, è un ministro italiano che invece di svolgere la sua mansione, continua la sua costante collezione di feibukiani like. Si care compagne terrestri, questa sarà una delle sue prossime esternazioni, l'indicazione per dimostrare il vostro amore per la Patria. Fare figli e partecipare a corsi su come meglio servire il Paese e di come bisogna essere sottomesse ai mariti. Si otterrà così una serie di ottimi risultati tra i quali il dimezzamento delle delle lamentele e della disoccupazione nonché la tutela di una razza italica che è ora di avviare seriamente.
Ma, ora dico cosa sta cominciando vicino a dove vivo.
Sta cominciando tutto il contrario, in quanto è diventata sindaco una compagna di lotte. Per la verità io ho appoggiato la campagna elettorale di un suo avversario politico perché più lo sentivo vicino al mio pensiero partitico, in quanto, il gruppo di compagni che lo ha appoggiato fa parte del mio stesso partito, ma che abbia vinto Paola Villa mi fa immenso piacere.
Ora spero che riesca a conservare e rinforzare il ruolo di lottatrice che fino ad oggi ha mostrato di avere, può diventare, soprattutto nel basso Lazio, terra prevalentemente di destra per i noti trascorsi storici, l'antitesi dei salviniani desideri.
Paola, da questo post parte il mio auspicio che il candidato che io ho appoggiato, il giovane Claudio Marciano, ti accompagni, magari con una costruttiva opposizione, ma anche che tu riesca a soddisfare la mia contentezza per la tua vittoria partendo dalle lotte con le quali abbiamo ottenuto, parziali ma importanti buoni risultati.
Acqua pubblica, tutela dell'ambiente e del nostro amato Golfo e Matriottismo. Si, matriottismo in opposizione alle modalità che Salvini e tutti i fascisti vorrebbero. Nessuna Donna genererebbe figli per farli diventare carne da cannone, nessuna Donna chiuderebbe i bambini in gabbia, le Donne con la D maiuscola non fanno queste cose; è vero esistono anche le donne con la d minuscola come minuscoli sono tanti uomini ma, per fortuna le Donne sono di più e ho l'onore di esserne circondato.
Può sembrare un post incensante ma tu sai come la penso e lo sanno le persone, Donne e Uomini, che mi conoscono, degli altri non occupiamoci che c'è tanto da fare.

giovedì 2 novembre 2017

Limiti e urla

Limiti e urla

La schiena mi da problemi da molti anni, cosa che, secondo le statistiche, condivido con il trenta per cento degli italiani ma, probabilmente, i confini geografici sono un limite solo dell’analista di dati di turno.
Non mi importa del dolore, stringo i denti, l’importante è alzarmi in piedi ma non ci riesco, cazzo, non ci riesco; non vado a lavorare giusto il tempo di disinfiammare la zona tra la T12 e la L1 tanto dopo posso recuperare, ovviamente a perpetuo nocumento delle vertebre testè citate.
Niente, stringo i denti, provo ad alzarmi ma il dolore entra come una lama rovente direttamente in quella che deve essere l’essenza del mio vivere, non c’è nulla da fare, resisto dritto (dritto è decisamente un eufemismo) due o tre secondi al massimo, ma giusto perché questo è il mio nome, e le ultime risorse le utilizzo per non crollare letteralmente a terra distruggendomi come una colonna di calici sovrapposti.
Ma io ho un’arma in più, si chiama Silvana, la donna che è tutta la vita che non sono io. Prende una coperta, mi ci fa sedere sopra e mi trascina fino in bagno, c’è chi usa il pappagallo ma il pensiero che dopo gli devi asciugare tutte le piume mi ha sempre fatto desistere.
Urla pazzesche a pochi civici da me, sono tre giorni che le sento, non sono urla da sciatalgia, no, sono urla di donna. Chiamo Silvana: le senti anche tu? Le domando.
Veramente non è la prima volta. Risponde.
Io sto in bagno e sento scattare la serratura del cancelletto che da sulla strada. E’ Silvana che si affaccia per capire da dove vengano quelle grida.
Rientra.
Non si capisce se arrivano da là o da là. Dice indicando prima a destra poi a sinistra.
Effettivamente, le tante case fanno rimbalzare tra loro suoni e rumori, tanto che a volte sembra che arrivino da direzioni opposte a quelle da dove veramente vengono generati.
Proviamo in un altro modo: Dice Silvy cercando una soluzione per tornare a letto, anche perché l’operazione di sedermi a terra per mettermi sulla coperta e, quella successiva per non rimanerci, a terra, se fosse una tortura farebbe emergere dalla memoria, non solo nome e cognome di tutti i bambini che frequentavano l’asilo con me, ma anche il nome delle loro mamme, dei loro cani e gatti nonché  soprannomi, luoghi di nascita, di tutti costoro e quali fossero le loro merendine preferite.
Il nuovo metodo che favorisca un’opportuna attività dislocatrice si chiama scannetiello. Abbiamo, infatti, uno sgabello (questo è lo stivalesco nome dello scannetiello) nel bagno che favorisce le operazioni di abluzione e asciugatura, senza contare il suo salvifico utilizzo da quando in quel del sud Pontino vi è una perdurante carenza d’acqua dovuta a…, vabbè questa ve la  risparmio tanto la conoscete. Lo scannetiello, dicevo, dentro alla cabina della doccia, fortunatamente ampia, sostiene una bacinella, in un’altra bacinella ci si posiziona per recuperare l’acqua con la quale, da un bicchiere, ci facciamo colare in testa, per poi utilizzarla a mo di sciacquone.
Non ho un cazzo da fare quindi divago, comunque lo scannetiello è alto quanto la tazza del cesso quindi trasferirmici sopra è abbastanza poco penoso, un po’ più lo è spostarmi in quanto non dotato di ruote ha la capacità di fermarsi ad ogni fessura di mattonelle che trova quindi, puntando i gomiti sulle ginocchia, ne alzo le zampe davanti e con il residuo di forze raccolto per non rimanere in bagno, mi trascino fino al letto sul quale salgo con dolori impressionanti e che perciò mi fanno ulteriormente fare santa Silvy, non voglio nemmeno pensare cosa avrei dovuto fare par salirci dalla coperta distesa a terra, sul cesso mi potevo aggrappare ma dal letto avrei tirato giù coperte, lenzuola e materasso e dormire sulla branda così come sto ora non è una delle mie massime aspirazioni.
Si sentono di nuovo le urla.
Vado a vedere se riesco a comprendere meglio da dove arrivino. Insiste Silvana.
Passano i minuti e non torna.
Chiamo i Carabinieri, lei sta gridando di essere lasciata stare e che lui se ne deve andare mentre lui la minaccia persino di ucciderla. Dice Silvana rientrando.
Vai di nuovo la, i Carabinieri li chiamo io, magari se chiami qualcuno riesci a trattenere la situazione prima che degradi ulteriormente. Le dico.
Si io vado, ma la c’è un capannello di persone, e se non suonavo al citofono dicendo a chi ha risposto che avrei chiamato i Carabinieri, le persone si limitavano a guardare la casa e a fare commenti, comunque, chiama che vado. Insiste Silvana correndo fuori. Chiama! Grida correndo.
Compongo il 112 e attendo maledicendo T12 e S1 che non mi permettono assolutamente di camminare.
Dopo pochissimi minuti  torna Silvy dicendo che i Carabinieri, ai quali fa cenni per far comprendere cosa sta succedendo e indicando loro dove stiamo di casa,. Attende che salgano nonostante la ritrosia di una donna che nel frattempo si è affacciata,  e torna dall’invalido marito.
Dopo pochi minuti arriva mia sorella Monica,con una bustina verdecrociata che ne evidenzia la provenienza, tutta roba da infilare nei miei glutei.
Carica la siringa, circa 5 cl. Ed è pronta per bucarmi, ma Silvy la ferma.
Tommasina ha detto che devi metterci anche il Bentelan e iniettare tutto insieme. 'ncasa
Vabbene. Dice Monica.
Vabbene ’sto cavolo penso io e manifesto questa mia titubanza: ma siete sicure che tutta quella roba ci va nella mia pacca.
Ci va, ci va. Dice con divertimento Monica.
Già per telefono avevamo riferito a Monica quello che sta  avvenendo qui vicino, nel frattempo era passata un’ora e i Carabinieri stavano ancora là.
Penso che con la nostra azione oggi abbiamo dato una nuova opportunità a due persone; ad una donna quella di non essere malmenata oltremisura, ambulanze non ne sono arrivate, e ad un uomo di ripensare a quello che stava facendo magari bloccando sul nascere qualcosa di irrimediabile.
"Tra moglie e marito non mettere il dito", diceva un vecchio adagio, ma era solo un modo per dire “fatti i cazzi tuoi”, salvo poi essere tutti bravi a rammaricarsi dell’ennesima violenza subita da una donna. Il fatto che non  fosse una semplice lite domestica è avvalorato dal lungo permanere delle Forze dell’Ordine.
Donne e uomini, limiti raggiunti in vari modi, dolori diversi, subiti e arrecati, e amore; quello mio per Silvana che ama me e lo ha dimostrato per l’ennesima volta; amore di sorella e Monica lo ha dimostrato per l’ennesima volta; amore mio per Silvana della quale non posso fare a meno e amore per Monica anche se mia ha bucato e, ahimè, sta tornando a bucarmi e mi bucherà ancora nei tre giorni a venire; amore per i vicini, che non conosco, che ci ha condotto a farci i cazzi loro, sperando di aver limitato per entrambi cose per le quali si sarebbero potuti pentire per molto.
Cose brutte e cose belle, limiti di dolore raggiunti, limiti di sofferenza oltrepassati, urla di disperazione che oltrepassano gli isolati e urla strozzate nella gola per una schiena che da anni non mi da pace.
Diventiamo sovrumani!
 

domenica 18 settembre 2016

Somma d’istanti, distanti, di stanti.

Somma d’istanti, distanti, di stanti.
Sono un ciclo.
Sono un ciclo d’istanti.
L’istante non esiste, o meglio, l’istante ha la consistenza di un punto, quindi, non ha consistenza.
Due punti devono essere vicini per dare inizio ad una linea, due istanti devono essere vicini per dare inizio ad un tempo.
Quando gli istanti della mia vita hanno cominciato a formare la mia vita?
Molto prima che nascessi, è così ovvio.
Istanti attaccati tra loro erano già nella vita di chi mi ha generato e di chi ha generato loro.
Anche quando chi ha generato chi ha generato è morto, ha lasciato una sequenza d’istanti che non scompare nel nulla ma continua, sommandosi ad altre somme di istanti.
Ecco come mi spiego l’infinità di ogni singola vita, somma d’infiniti istanti, somma d’istanti infiniti, somma di distanti infiniti istanti che precede la nascita di ciascuno e continua dopo la morte di ciascuno.
Una vita, una retta.
Quindi, la somma d’istanti distanti di stanti ciascuno nel proprio tempo, quando si accostano, formano un infinito rettangolo?
Io, stante sul mio tempo incontro lei, stante sul suo.
Qui nascono altre vite che si sovrappongono alle precedenti.
Due rette sopra, due rette sotto e si forma un infinito, inesistente parallelepipedo?
Si.
No.
Come queste rette d’istanti distanti si incrociano, in un certo istante, divergono.
Quello che esiste, invece, è un biciclo auto pedalante, una bicicletta d’istanti che autoalimenta i propri movimenti, praticamente, un tandem di momenti fermi, tra loro lontani.
Rette, non più attaccate tra loro, o forse, non attaccate tra loro ma parallele anzi, che crediamo essere parallele ma che sin dall’inizio cominciano a divergere perché provenienti da traiettorie distanti, si allontanano in un istante di un istante, di un punto.
Oh! Oh! Ma se sono tutte infinite e ad un certo punto divergono vuol dire che divergevano da prima.
Ecco perché i nostri figli non sono nostri, ora l’ho capito, la differenza che c’è tra le vite è l’angolo di divergenza.
Tra me e Silvana, l’angolo di divergenza è praticamente impercettibile, le nostre vite sono state reciprocamente invisibili per una sequenza d’istanti molto breve quindi, prima che tornino ad essere reciprocamente invisibili dovrà passare una sequenza d’istanti molto lunga.
Ecco perché sembra un biciclo, osservato da fuori.
Due cicli talmente poco divergenti tra loro da essere vicini per un’infinita infinità di istanti.
Qualche tempo fa eravamo solamente poco reciprocamente percettivi in quanto troppo piccoli nella sequenza d’istanti che ci tiene qui; una volta affinata la vista ci siamo visti e ci siamo accorti che le nostre rette d’istanti non erano, poi, così distanti.


lunedì 29 agosto 2016

A proposito di lavori benfattamenteinutili



 Già queste terrazze non le sopporto, in quanto circa 20000 (ventimila)  metri quadrati di marciapiedi costituiscono un belvedere più che sufficiente, soprattutto se si prende in considerazione che si sviluppano in 4 chilometri di lungomare.
quando osservo, poi, che stanno per essere ultimati con le modalità che si possono facilmente riscontrare in queste fotografie, girano veramente i coglioni.
Una finitura angolare, sul bordo di uno scalino, come quello che si vede qui sopra, io non lo metterei nemmeno in casa mia, figuriamoci in un luogo pubblico, inoltre, non l'avevi un angolare intero da posizionare al posto di spezzoni?
Spero, inoltre, che quelle viti sporgenti siano dovute al fatto che l'avvitatore senza fili ha esaurito la batteria.
E' vero, i lavori non sono ultimati, tantevvero che il cantiere è ancora recintato, ma se non è ultimato che cavolo ce li hai messi a fare quegli angolari?

 Non avevi un cazzo di bordino di una ventina di cm. intero da mettere al fianco dell'alzata?
 Ma chi l'ha fatto questo lavoro, uno che ha letto istruzioni Ikea al contrario sotto tortura?
Gnàfaccio a vedere 'ste cose, e voi?

venerdì 20 novembre 2015

Uomo o shamano? Ciccia o spirito?

Spirituale è tutto quello che non è ciccia e ovviamente in ciò sono compresi sia il male che il bene, quindi spirituale è tutto quello che comprende in egual misura entrambe le condizioni.
Ma se non prevalesse il bene nelle intenzionalità dell'uomo, le sue capacità tecniche  lo avrebbero portato all'autodistruzione nel momento stesso in cui il primo uomo si fosse reso conto di poter disporre della vita di tutti gli altri o di molti di essi.
Alla base ci sono la coerenza e la riconciliazione.
La coerenza intesa come capacità di distinguere il bene dal male e la riconciliazione come capacità di sopportare i propri atteggiamenti tesi verso il male.
Per coerenza intendo quel modo di relazionarsi con quello che c'è intorno adottando metodologie che comprendano in uguale misura cuore, cervello e mani.
Quando uno di questi tre fattori, in un nostro agire, viene meno, soffriamo in quantità proporzionata all'importanza della nostra azione su noi stessi e sugli altri.
 Tutte le azioni volte al male sono espresse con la violenza e vedono sempre mancare uno dei tre fattori, soprattutto quello della mente in quanto in nessuna mente priva di aberrazioni, può nascere il desiderio di fare a se stessi il medesimo male che si può arrecare ad altri quindi, quando si arreca dolore agli altri, lo si arreca anche a se stessi e si cercano, per ovviare a questa sofferenza, giustificazioni d'ogni sorta, giustificazioni non più valide quando si è vittime dei medesimi danni.
Esiste da sempre la comprensione dell'esistenza di qualcosa che non è tangibile ma e altrettanto incidente nella vita dell'uomo, questo, secondo me, è quello che ha fatto nascere le diverse spiritualità che, a seconda di un peculiare contesto, hanno fatto nascere una religione piuttosto che un'altra; i primi contatti consapevoli tra l'uomo e lo spirito si sono manifestati con lo shamanesimo e qua viene il bello, tutte le pratiche shamaniche, dalla terra degli Zulu a quella del Kamchatka, da quella dei maya a quelle europee, portano ad esperienze e riti pressoché identici.
Le religioni, per quanto differenti, ci rendono simili tra noi e distinguibili dal resto esistente, più di qualsiasi altro concetto.
Boh! 

domenica 12 luglio 2015

Hipopotomonstrosesquipedaliofobia


Parola nuova, di tante imparate ieri sera a Calvi Risorta da http://www.fantasiologo.com/ . Massimo ne ha pronunciata una meravigliosa, la più lunga che abbia mai sentito (a parte il nome di alcune molecole lette sulle scatole delle medicine): Hipopotomonstrosesquipedaliofobia splendido lemma che esprime il concetto di paura delle parole lunghe, o meglio, esprime la paura di alcune persone di non riuscire a pronunciale mettendole in un disagio dettato dal credere che gli altri, a causa di questa incapacità, le ritengano menomate o comunque intellettivamente inferiori.
( “Hipopoto” (grande) “mostro” (mostruoso) “sesquipedali” (forma mutilata del latino “sesquipedalian”, ovvero, parola grande) e “phobos” (paura).)
Presto avremo Massimo Gerardo Carrese a Minturno, giuro, datemi il tempo di organizzare tutto e ci divertiremo tantissimissimissimissimo.
Grazie a Piccola Libreria Ottanta mq
 
che mi ha offerto l'opportunità di conoscerlo.
Stay tuned

domenica 22 febbraio 2015

Buon compleanno Franco


Quando scoprimmo di essere in attesa del nostro secondo figlio Silvana mi chiese:
- Preferisci maschio o femmina?
Risposi che era sufficiente che non fosse finto come i bimbi delle pubblicità (biondo e riccio).
Nacque che il biondo oro dei suoi ricci ancora non si vedeva, non aveva voluto farsi scoprire.
Era il 23 febbraio del 1992. Pochi giorni prima avevamo chiesto a suo fratello Marco quale sarebbe stato il nome che avrebbe scelto per il fratellino.
Senza esitazione alcuna disse: - Franco!
Il nome del nonno gli sembrò la risposta più naturale.
Biondo e riccio, diventa, ed è impossibile non innamorarsi di lui, dopotutto il nonno i suoi ricci li aveva già dati in eredità a Silvana, quindi il nome che viene proprio dal nonno non poteva che donargli gli stessi capelli.
Gli piaceva giocare da solo o passare le ore sul letto sfogliando "Topolino" che raccontava ad alta voce anche se non sapeva leggere.
Si faceva notare anche quando, con nostri amici in casa, gli veniva sonno.
Fin da molto piccolo se ne andava in cameretta a mettere il pigiama da solo, si presentava dove stavamo e ci ammoniva:
- Fate silenzio che ho sonno e vado a dormire.
Spegneva la luce, chiudeva la porta ed entrava nel mondo dei sogni.











  

In questa fotografia condividiamo momenti varicellosi 


Non si sporcava nemmeno per sbaglio, tornava dall'asilo con il grembiule lindo come quando l'avevamo vestito la mattina.
Molto timido non voleva mai ruoli di rilievo fin dalle recite alla scuola materna. Con un broncio lungo fino a terra si metteva dietro a tutti, aspettava che tutto finisse solo per dire:
- Andiamo a casa!
Grande infatti fu la meraviglia quando lo vedemmo su un palco cantare da solista.
Franco piccolino aveva lasciato il posto ad uno più forte e sicuro di se; non ripetè più performances di quel tipo ma nella pallavolo cominciò ad esprimere il meglio che poteva un ragazzino.
Comincia a giocare frequentando la squadra giovanile del Minturno insieme a Marco, poi da solo continua e ottiene ottimi risultati, vincendo il torneo delle province se ne va a rappresentare Latina ad Alassio dove con la squadra arriva al 7° posto

Dopo tanto lavoro ottiene un posto nella selezione laziale e partecipa al campionato fra regioni in Sardegna dove io e Silvana lo seguiamo colmi d'orgoglio.
Vince e, insieme ai compagni, diviene campione nazionale under 16.
Una delle più grandi emozioni: vederlo sfilare con i compagni e come sottofondo l'inno nazionale.
 I miei tesori
Qui in Sardegna durante una pausa e nel momento in cui abbraccia un compagno dopo aver vinto il torneo, il Franco solitamente poco incline a lasciar trasparire le sue emozioni, si lascia andare. Un lavoro di allenamenti durato molti mesi con trasferte chilometriche, si concretizza in un pianto che fece piangere a dirotto anche me.
Franco a 8 anni, insieme ai cugini con vestiti di carta realizzati con l'aiuto di nonno Franco e quando diventa maggiorenne

Ora sta a Bradford, in gran Bretagna, insieme a Erika, cerca nuove opportunità.
Sono al contempo felice e triste. Mi mancano quelle sue battute sarcastiche che qua mi facevano quasi incazzare ma che ora fanno notare un  vuoto che colmo grazie a Skipe.
Oggi compie 23 anni. Sembrano a volte pochi e a volti tantissimi. Sembra ieri che correvo in auto dalla tipografia dove lavoravo fino alla clinica di Aversa dove è venuto al mondo e mi sembra passato un secolo da quando lo tenevo in braccio cullandomi tra i suoi ricci.
Caro Franco, ti auguriamo Buon Compleanno, amiamo te e ogni tua scelta.





sabato 10 gennaio 2015

Siamo tutti anche Charlie



Io sono e non sono Charlie. 
Io sono anche Charlie.
Il giusto pensiero è il continuo cercare il giusto pensiero, perché, ne sono convinto, la meta non è un punto ma il cammino stesso. Ma anche no.
Qualcuno pensa che si può cercare il giusto pensiero di qualcun altro dissacrandolo.
Ma se si pensa che il proprio pensiero è quello giusto perché si dovrebbe pensare che bisogna dare la morte a chi lo dissacra?
Non dovrebbe essere sufficiente la forza di un  pensiero l’arma migliore a persuadere che la dissacrazione e, quindi, la satira, non sono abbastanza forti da smontarla.
Evidentemente no, perché dissacrazione e satira possono avere la forza di risvegliare quei dubbi che non si vuole veder emergere nemmeno per una frazione di istante in quanto, spesso, il timore che si ha per ciò che da origine ad alcuni pensieri è troppo grande, assoluto.
E se questo timore così assoluto è rivolto verso un dio, o questo dio è cattivo o è cattiva la mia capacità di persuadere l’altro della grandezza del mio pensiero.
Non sarebbe meglio, a questo punto, comprendere che forse sono io che necessito di più tempo per esprimere meglio il mio pensiero?
La fragilità dell’uomo è però molto più grande di qualsiasi grande pensiero e la consapevolezza di essere un piccolo punto nell’intero cosmo ma di essere forse l’unica materia che pensa a se stessa, non dovrebbero già ciò essere un grande pensiero? Non potrebbe essere questo pensiero, dio?
Bene, fin qui me ne sono andato in giro tra le mie sinapsi e non so quanto mi sono capito però penso di sapere che il mio pensiero nasce come conseguenza della lettura dei pensieri di alcune persone che secondo me hanno, o hanno avuto, buoni pensieri.
Le parole di Gesù, Maometto, Martin Luther King, Gandhi, Tich Nath Han, Sheik Bamba, Mandela, Silo più tutte le parole che ho letto di persone che hanno analizzato i pensieri di questi grandi, stanno formando i miei pensieri e questo, penso, è buon pensiero.
E, perché no,  Male”, un giornale satirico fondato nel 1977 da Pino Zac, di cui vidi la prima copia al liceo artistico di Novara e del quale comprai ogni copia una volta che andai a vivere a Cellole all’età di 16 anni, con le sue vignette dove veniva descritto Gesù, in fogge non certamente catechistiche, può aver avuto un ruolo nell’aprire il mio cervello a tutte le nozioni, anche a quelle che stravolgevano il mio timore in quel dio che suore e preti avevano cercato di inculcarmi? 
Chi avrebbe mai pensato che avrei abitato nel medesimo paese di uno degli autori del  “Male” e che sarei diventato amico di Vincenzo Sparagna che allora si chiamava Tersite? 

Ora, nella mia vita, è entrato Felix.
Mi ha aiutato a comprendere che i pensieri si rafforzano quando si integrano con altri e non quando si adeguano ad altri, in quanto l’assimilazione porta a perdere parte di quella forza che avevano in origine e, non è detto che ciò sia un bene.
Felix Adado organizza incontri con ragazzi nelle loro scuole, parlando di se e leggendo le sue poesie, trasferisce ad altri il suo nascere nel Togo e il suo viaggiare fino in Italia per far comprendere che l’integrazione è un buon pensiero.
Mi ha portato a capire che quando un ragazzo nero giunge in una comunità di bianchi a oltre 6000 chilometri di distanza non deve integrarsi in quella comunità, ma è l’intera comunità che deve integrarsi nella nuova formula in cui si è trasformata e questo deve succedere ogni volta che a questa comunità si aggiunge una nuova persona: che questa sia figlio di una persona che già fa parte di quella comunità, che venga dal comune vicino o che giunga dal Togo, non è importante.
Vincenzo e Felix  trasmettono il loro pensiero con la parola e la matita e Felix  ha ospitato alcune mie poesie nel suo ultimo libro una di queste è “Matite a vela” e con parole e matite libere, tutti siamo anche Charlie. 








MATITE A VELA

Con una matita a vela
solco i miei pensieri.
Ci salgo e la governo
seguendo rotte
tracciate nel tempo.
un filo tortuoso
pare il mio viaggio,
tra lettere e idee.
Intravvedo ora
una darsena a colori
colma di pastelli,
a volte accoppiati,
catamarani volanti
che colorano il mondo.
Colorano il vero
che vero non è.
Un nero ora cambia
e rosa diventa,
poi uno scuro grigio
di celeste si tinge.
Matite a vela
ogni tanto spuntate;
pastelli alati
da temperare ogni dì.
Ma sempre belle
bacchette di legno
con le quali il mondo
mi assomiglia di più.


domenica 17 agosto 2014

Giorgio Perlasca

Quando tutti dicono:
- Però, cazzo! è vero, vengono e ci rubano il lavoro.
Ma i lavori che si accollano, noi, cerchiamo di evitarli fino a che non ci troviamo nelle loro medesime condizioni.
- Però, cazzo! è vero, bisognerebbe aiutarli a casa loro.
Ma i motivi che li spingono lontano da casa li abbiamo generati noi.
Però, cazzo! è vero, fanno i marciapiedi e non capiscono che le sedie a rotelle non salgono facilmente gli scalini.
Ma: - Mi fermo solo per prendere le sigarette. E parcheggio di fronte all'unica rampa.
- Però, cazzo! è vero, le centrali nucleari forniscono molta energia ma lasciano eredità terribili.
Ma lasciamo accesa ogni sorta di luce e lucetta... per sempre, dalla prima volta che pigiamo il bottone.
Facciamo cazzate a non finire, poi, in un dato momento, una persona dice:
- Però, cazzo! è vero, ma che cazzo stiamo facendo!
Un ferragosto come tanti diventa improvvisamente importante. Non lo diventa per qualche avvenimento sportivo o per qualche manifestazione estiva ma a causa della morte di una persona importante, di quelle che fanno diventare importanti gli istanti fino a diluirli nel sempre senza che mai se ne disperda completamente il colore.

Un portatore di sorrisi che senza perder tempo s'inventò console, non per avere uno scranno importante per un tornaconto meramente egoistico, macché, non se ne poteva fregare di meno; per concretizzare quel "ma che cazzo stiamo facendo!"
Un portatore di sorrisi che avrei voluto come terzo nonno solamente per sentirgli raccontare come, infilandosi in quel tunnel di rischi pieno di gesti che necessitano di infinita energia per essere portati a termine, le sue giornate, per un po', non furono più normali.
Come  August Landmesser, iniziò con un singolo gesto di solidarietà, trasformando i suoi giorni in quello che diventò un'epopea che da nonno racconterò ai miei nipotini cercando di imitare uno dei sorrisi più belli.
Padova, 15 agosto 1992
muore GIORGIO PERLASCA
Come mi vennero le parole di quella  poesia? Mi ripassa davanti la fotografia di Giorgio Perlasca e ricordo.

Non si smontano i sorrisi
Tentano sempre
con spatole ed altro
di staccare
trecce di parole
e di sorrisi.
Chiudono le porte
e smontano i propri
come con il palco
dopo un concerto.
Tanti ne ho
e mi prendo anche i loro
arriverà il giorno
in cui li vorranno rivedere.
Da fuori le mura
li riporterò
facendo notare
che li si può staccare
solo col martello
ma non si possono smontare.
Si possono nascondere
per qualche tempo,
la peste passa
e subito li ritrovi.
I sorrisi ci sono
e anche le parole,
si intrecciano ancora
e sempre lo faranno,
perché i sorrisi
non si possono smontare,
solamente si può
nasconderli un po’.

lunedì 9 giugno 2014

Da Larami a dentro me

Ad un certo Vittorio Arrigoni, qualche tempo fa, venne in mente un pensiero: “Restiamo umani”.
Una lampadina si accese in lui.
Molti sono i pensieri, e tante, le parole che, in qualche modo, hanno acceso lampadine anche in me, vengono da Tenzin Jatso, Tich Nath Han, Gandhi, Martin Luther King per quanto riguarda il pensiero. Tiziano Terzani, Igor Man, Ettore Mo, Stepanovna Politkovskaja, Ilaria Alpi per quanto riguarda la parola.
Sogyal Rinpoche disse: "La lampadina c’è, noto che a volte manca l’energia"
Ebbene, a Formia, nell’auditorium “Foa”, quell’energia l’ho sentita e si è accesa con il filamento in tungsteno brillante come poche volte mi è capitato di vedere.
Ho capito che quando agisco nelle mie attività non voglio più “combattere” “contro” qualcosa che non mi piace, perché “combattere” e “contro” sono parole con un’accezione violenta, ma desidero “agire” in “favore” di qualcosa che mi piace.
Nel caso specifico, d’ora in poi opererò in favore del “Restare umani” piuttosto che “contro l’omofobia”.
Aaron McKinney è stato si il braccio che ha ucciso Mattew, ma se a vent’anni si è cresciuti nell’ignoranza, si è vittime quanto chi si è ucciso.
Non sono comparabili, assolutamente, le due sofferenze, ma se si vuole operare in favore dell’eliminazione della sofferenza, bisogna tenere nel giusto conto tutte le sofferenze.
Un ragazzo di vent’anni che uccide un coetaneo mi fa soffrire per entrambi.
Ecco, questo è successo a Larami, frazione di Formia, nell’ultimo mese insieme ad altre 45 persone.

Se tutto questo ha acceso, due sole lampadine, fra le persone che erano ad osservare 45 strane persone che parlavano per operare in favore del “restare umani”, sono contento di essere stato uno di quei 45.