La mattina, quando arrivo, sollevo la fedele bicicletta, mia compagna di viaggio, scendo qualche scalino e raggiungo il pavimento del sottopasso poi salgo una trentina di scalini per raggiungere il marciapiede numero due, da lì si prendono, solitamente, i treni che vanno a Napoli. A sud. Però il binario punta verso l'alba.
Il mio treno parte da Formia e, visto che è a una sola stazione di distanza e non ha modo di attardarsi a far scendere e salire passeggeri, arriva sempre puntuale.
Ogni mattina, all'arrivo, controllo l'orologio presente sul marciapiedi del primo binario ma guardo solo la lancetta dei minuti che sta sul cinque quindi segna venticinque minuti. Ogni mattina, non guardando il nove, mi dico: Uah! a qualsiasi ora parta da casa, arrivo sempre alle sei e venticinque.
Prendo il libro di turno, ora tocca a "La fila alle poste" di Chiara Valerio, inforco gli occhiali da vista e attendo le sei e quarantacinque ma prima che arrivi il treno, leggo sempre un numero diverso di pagine perché a volte il treno arriva dopo venti minuti, altre volte dopo mezz'ora o più, nonostante la sua puntualità, perché l'orologio segna si venticinque minuti ma la sfera delle ore sta ferma a metà strada circa tra il nove e il dieci.
Ogni giorno leggo un numero diverso di pagine non per mie differenti performances quotidiane di lettura ma perché l'orologio della stazione è fermo.
Lo so che è fermo, ora che ho scritto queste righe, forse domani vedrò che l'orologio è fermo sulle nove e venticinque e non penserò che sono arrivato, come al solito, alle sei e venticinque, forse, perché se prima di domattina lo aggiustano e io arrivo effettivamente alle sei e venticinque, vado ai matti. Non che ora stia proprio bene, bene, evidentemente.
Questo libro già lo avevo iniziato a leggere poi forzatamente ne ho interrotto la lettura perché a Sessa, stazione mattutina di arrivo, una sera, in attesa del ritorno, mi ero sfilato lo zaino dalle spalle per concedere loro la possibilità di asciugarsi un poco ma, le spalle sono rimaste bagnate e lo zaino sulla panchina con il libro all'interno. A pagina 168 Chiara Valerio chiede: i desideri sono un movimento o una cosa?
In questo caso entrambe le cose, infatti desideravo finire il libro, che è una cosa e un'amica mi ha prestato la sua copia portandomela e questo è movimento.
Chiara, non so se questa è una risposta che ti soddisfa ma a volte, forse, i desideri sono cose e movimento anche quando le lancette dell'orologio della stazione sono ferme.
4 agosto 2026

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