lunedì 20 ottobre 2014

"VISIONI CORTE" deve restare a Minturno

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“Visioni Corte” è una manifestazione giovane quindi non ha ancora attecchito nell’attenzione dei minturnesi; comprendo che qui si vive nell’immobilismo totale e quando qualcosa si muove non ci si crede, bisogna sapere, però,  che chi si propone di partecipare a questa kermesse, rinuncia a piazze prestigiose per portare la propria opera a Minturno e non per puro caso.
400 corti giunti da tutto il mondo, anche da dove non è semplice inviarli, figuriamoci girarli.
50 li ho visti nell’arco dei cinque giorni di proiezioni serali.
Alcuni con temi così toccanti da scuotere in modo incontrollabile la sensibilità di alcune persone.
“Serena” propone un tema che sta coinvolgendo sempre più famiglie, la violenza sulla donna: ben fatto e con una recitazione perfetta, anche da parte dell’attore che interpreta il personaggio più violento, alla fine della visione, così come piangi la violenza su Serena, odi lui e la sua gratuita voglia di possedere i corpi e le menti, della vittima e di coloro che con lui fanno branco.
“I am Sami” termina con il breve discorso di un bimbo, Sami appunto, un po’ come fece Chaplin ne ”Il grande dittatore”, un discorso che Sami registra su un dvd per un “american soldier” che mi fa sentire una merda per il solo fatto di essere un adulto.
“Shades of gray” un meraviglioso disegno/cartone animato, magistralmente realizzato, che ci  illustra una storia in bianco e nero ambientata a San Pietroburgo dove due bimbi si trovano alla stazione e dove, dopo vent’anni, si incontrano nuovamente; amo e seguo il fumetto e l’animazione da sempre e un lavoro così bello non l’ho mai visto e, credo, difficilmente avrò ancora l’opportunità di vederlo.
Otto diverse categorie vinte da altrettanti video, solo perché qualcuno deve vincere,  tutti gli altri, a mio parere, secondi ex aequo
Non posso parlare di tutti i film che ho visto sarebbe necessario scrivere un libro: posso però sperare che questa manifestazione raccolga una seria attenzione da parte dell’amministrazione comunale di Minturno?  Scongiurando, così, la possibilità che gli organizzatori portino altrove un format che sta acquisendo rilevanza internazionale nonostante i soli tre anni di esistenza?
Minturno è il paese che ho eletto per porvi le radici e sapere che vi sono persone come Giuseppe e Gisella mi da un po’ di speranza per un futuro costruttivo, ma non li si può lasciare soli in un’avventura che ha tutti i presupposti per crescere molto, sia per il bene degli appassionati di cinema che per tutti i minturnesi ma molto dispendiosa, anche economicamente.

Cari Giuseppe e Gisella, resistete e, per quello che posso, sarò a disposizione per la prossima edizione ma non portate via “Visioni Corte”.

Stiamo costituendo un nuovo gruppo interassociativo, "TerrAnima", a Minturno e durante l'incontro di sabato 18 ottobre 2014, io, Silvana e Italo Di Nora, solidali a Giuseppe e Gisella, abbiamo esposto lo striscione qui sotto e le motivazioni che ci hanno spinto a realizzarlo.
Massimo Penitenti - 20 ottobre 2014

venerdì 10 ottobre 2014

DISUMANIZZARE

Mettere un uomo su una croce o impalarlo ha uno scopo preciso: lo si rende simile alla preda da eviscerare e scuoiare.
Mettere un uomo in un campo di lavoro o in un campo di concentramento ha uno scopo preciso: lo si rende simile alla bestia da traino o a quello da allevare per nutrirci.
Mettere un numero sul braccio di un essere umano ha uno scopo preciso: lo si rende simile alle pecore delle quelli si vuole attestare la proprietà.
Togliere i libri o gli strumenti di vera cultura ai piccoli d’uomo ha uno scopo ben preciso: li si rende simili a scimmie capaci solamente di mangiare e procreare.
Disumanizzare: questa è la prima cosa da fare quando si vuole il controllo totale di chi si vuole sottomettere.
 Quando un ragazzo di ventiquattro anni infila il tubo di un compressore d’aria nell’ano di un quattordicenne e chi ne scrive la cronaca  adduce a scusa il fatto che il minore fosse grasso ha uno scopo preciso: disumanizzare entrambi.
Così tutti possiamo scrollarci di dosso responsabilità fastidiose buttandole addosso a chi non ha sorvegliato i propri figli mentre la responsabilità è di chi ha votato persone intellettivamente deficienti che, invece di andare a prendere i giovani per portarli nelle scuole, va nelle scuole e toglie gli strumenti necessari a fare in  modo che quegli stessi giovani ci vadano volentieri.
Perché un giovane dovrebbe andare in una scuola gestita da quegli adulti che a fine d’anno li giudicherà mentre quegli stessi adulti perdono ogni autorevolezza mettendoli in aule a dir poco vomitevoli e insicure?
Perché un giovane dovrebbe istruirsi per capire il mondo quando gli adulti che dovrebbero aiutarli li imbottiscono di calcio, competizione e svaghi obnubilanti?

Oggi solidarizziamo con il quattordicenne che vive in un contesto stracolmo di ignoranza senza minimamente pensare che il ventiquattrenne, dieci anni fa, viveva in una condizione uguale, se non peggiore che, immancabilmente, l’ha portato al gesto per il quali siamo tutti pronti a condannarlo.
Oggi solidarizziamo con un quattordicenne vittima dell’ignoranza ma tutti saremo pronti a condannarlo quando, fra dieci anni, infilerà il tubo di un compressore nell’ano di un quattordicenne.
Un quattordicenne vittima di un mondo che non sa curarsi di lui.
Un ventiquattrenne vittima di un mondo che non ha saputo curarsi di lui.
Fortunatamente ci sono bimbi che, a noi adulti, ci combattono… senza odiarci, e si prendono uno dei Nobel per la Pace più meritati.

http://it.wikipedia.org/wiki/Malala_Yousafzai

domenica 14 settembre 2014

Edwin Chota Valera

Dedicato a colo che pretendono il respetto delle nostre reole da parte di vuole venire a vivere nel nostro Paese.
Deprediamo risorse in giro per il pianeta senza nemmeno prendere in considerazione quelle regole che inventiamo per preservare il nostro ambiente.
« "...tutti noi siamo di fronte alla Storia. Io sono un uomo di pace, di idee. Provo sgomento per la vergognosa povertà del mio popolo che vive su una terra molto generosa di risorse; provo rabbia per la devastazione di questa terra; provo fretta di ottenere che il mio popolo riconquisti il suo diritto alla vita e a una vita decente. Così ho dedicato tutte le mie risorse materiali ed intellettuali a una causa nella quale credo totalmente, sulla quale non posso essere zittito. Non ho dubbi sul fatto che, alla fine, la mia causa vincerà e non importa quanti processi, quante tribolazioni io e coloro che credono con me in questa causa potremo incontrare nel corso del nostro cammino. Né la prigione né la morte potranno impedire la nostra vittoria finale..." . »
(Ken Saro-Wiwa)
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Deprediamo risorse in giro per il pianeta senza nemmeno prendere in considerazione quelle regole che inventiamo per preservare il nostro ambiente.
E' di questi giorni un'inchiesta che vede protagonista Claudio Descalzi, da poco amministratore dell'ENI ma è da molti anni che gli europei stanno distruggendo la Nigeria per cercare quel poco di petrolio che è rimasto anche se tra non molto non servirà più.
Abbiamo pianto la morte di Ken-Saro Wiwa che fondò il MOSOP per la salvaguardia dei diritti e della stessa esistenza degli Ogoni. Tutti eravamo con lui ma continuavamo a distruggere l'ambiente che tentava di difendere fino a che è stato impiccato.


Ma noi sappiamo imparare dai nostri errori e quelli che abbiamo fatto in Nigeria lo stiamo facendo molto meglio in Amazzonia, soprattutto siamo bravissimi a non diffondere le notizie che riguardano le persone che difendono il proprio ambiente.
Il primo di settembre è morto Edwin Chota Valera
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Tutti stiamo male ad apprendere questa notizia ma non tutti ci rendiamo conto che accadimenti di questo tipo aumentano il desiderio di emigrare da parte di chi vive in luoghi deturpati.
Se siamo tanto potenti da distruggere, con macchinari sofisticatissimi, e abbiamo tanto denaro da riuscire a corrompere interi governi, sicuramente abbiamo le risorse necessarie a mantenere le persone che da distruzione e corruzione vedono distrutta la loro vita, o no?
No!
Loro quando vengono da noi devono rispettare le nostre religioni, le nostre usanze, le nostre leggi e regole altrimenti devono stare a casa loro dove noi non rispettiamo le loro religioni, le loro usanze ne le loro leggi e regole, ma, come al solito, sono io che non capisco nulla.

martedì 26 agosto 2014

Importanti cannucce

Ho letto questo piccolo librino tutto d'un fiato, il libro letto prima era dello stesso autore, quello mi ha fatto viaggiare fuori, questo, dentro. Entrambi i viaggi hanno come protagonista il tempo.
Tempo che si curva intorno a noi se vogliamo ma che quasi sempre ci trascina altrove.
Dopo aver letto "Equinozio di primavera" è nato in me un pensiero che cerco di tradurre così:
Ognuno di noi vede il mondo che lo circonda ma solo ogni tanto lo guarda.
Quando lo fa non può che farlo attraverso la cannucce di cui si dota con la propria conoscenza, cannucce corte e lunghe.
Si può scegliere se concentrare lo sguardo lontano, vicino o nelle infinite distanze tra lontano e vicino.
Solo il caso pone tra le mani la cannuccia, della lunghezza che vuole, aumentando o diminuendo l'ampiezza del  nostro campo visivo a seconda della sua lunghezza.
Solo il caso fa coincidere le direzioni di due cannucce; più spesso si possono osservare cannucce orientate in infinite altre direzioni con sguardi puntati in infinite altre profondità.
Magia è l’incrociarsi delle due cannucce e magia è che entrambi gli sguardo siano puntati sul fondo dell’altra.
Magia è che gli sguardi ricadano con reciproco interesse sulle persone che possiedono proprio quelle due cannucce.

Come può l’età, il sesso, o qualsiasi altra differenza tra le persone contrastare questa magia quando, forse, sono proprio l’età, il sesso e tutte le altre differenze a catalizzare quella magia proprio in quel preciso istante?
Grazie a Pino

A Scauri di Minturno  venerdì 29 agosto 2014 alle ore 20,45 Giuseppe De Renzi presenterà questo libro in occasione della XVIII Edizione di "SCAURITANUM"
presso DarsenaFlyng Baia di Monte d'Oro

sabato 23 agosto 2014

Carosignorecambiatorediruotallaclio



Scendo e vado a cambiare la ruota bucata di Lucia, la 'nnammurata di Marco.
Apro il baule, alzo il tappetino e trovo la scatola che contiene cric e chiavi, c'è anche una piccola maniglietta di ferro per sganciare il copricerchione.
il cric è particolarmente incastrato quindi prima di toglierlo memorizzo la posizione per riporlo successivamente con facilità.
Precedentemente non avevo compreso come liberare la ruota che è agganciata sotto l'auto, il sistema è dotato di una maniglia sulla quale è scritto "push", sotto, una struttura in plastica lascia intravvedere una grossa vite, anche quella in plastica, la cui estremità superiore vede alloggiato un pallino che è possibile sganciare, altrimenti non si potrebbe liberare la ruota di scorta, infatti la grossa vite in plastica è infilata nel buco per il mozzo.
Puscio la maniglia senza impugnarla, semplicemente appoggiando la mano sopra e la grossa vite in plastica si libera dalla filettatura che la trattiene facendo cadere a terra la ruota. La trascino verso di me, libero il pallino all'estremità del cavo che è attaccato con un avvolgitore a molla alla maniglia ed entro finalmente in possesso della ruota di scorta. A questo punto, visto che la ruota sta sotto l'auto apposta per raccogliere tutte le micropolveri che impongono targhe alterne e ZTL, divento più nero dell'uomo nero in una notte senza luna chiuso in un garage senza finestre dopo che un fulmine ha tranciato i cavi dell'alta tensione lasciando al buio mezza Italia, ma mi scotoleo alla bene e meglio e proseguo.
Eseguo l'agognata manovra e già mi prefiguro, fiducioso come un bimbo che guarda la mamma che gli sta scartando l'agognata brioscina, il riagganciamento della ruota bucata.
Rido da solo.  (e ne ho ben donde).
Prendo in mano la grossa vite in plastica che fa parte del sistema di aggancio (la potete vedere all'interno del famigerato cerchietto rosso adottato per l'occasione e inserito nella fotografia qui sopra)  e la infilo nel buco per il mozzo della ruota, sfilo, tirandolo, il cavo d'acciaio che nel frattempo si è riarrotolato nella maniglia con scritto "push" e sistemo nell'apposita fessura il pallino; le mani scivolose non mi permettono di far bene presa sul cavetto da due millimetri quindi non riesco a tirare a sufficienza per incastrarlo. Tiro la maniglia e la ruota, che vorrebbe rimettersi al suo posto, scompare sotto l'auto ma la micrometrica posizione non corretta della ruota vanifica il primo tentativo di aggancio.
Vedo che la vite deve essere ruotata in una precisa posizione per rientrare nel foro sul fondo del baule altrimenti non passa, facendo rimanere sospesa e dondolante la ruota sotto l'auto e me come uno scemo ad un metro dall'auto con 'sto cazzo di maniglioneconscrittopush in mano che pensa: tiro più forte o ricomincio daccapo?
Ricomincio daccapo, il maniglioneconscrittopush è di plastica e da l'idea di resistere quanto Will il Coyote appeso al precipizio solamente con il mignolo.
Ovviamente, si sgancia il pallino.
La Renault avrà ben un santo protettore, quindi, pur non sapendone il nome, lo bestemmio sicuro che le parole espresse già hanno una via percorsa in precedenza.
Riaggancio il pallino ma devo mantenere il cavo tirato altrimenti si risgancia, ma se tiro il cavo per mezzo della maniglia non posso vedere sotto l'auto se la vite si infila correttamente.
Rimetto la ruota con la vite in plastica infilata sotto l'esatta verticale del foro del baule nel quale deve andare a finire, la ruoto un pochino, di un grado o due immagino pensando che ogni secondo sul quadrante dell'orologio corrisponde a tre, per metterla nella posizione esatta, a mazzo ovviamente, e tiro nuovamente il cavo a mezzo maniglioneconscrittopush.
L'estremità della vite nemmeno questa volta si imbocca bene quindi non si infila nel suo foro e rimane nuovamente la ruota ondeggiante sotto l'auto, continuo a tenere il cavo teso con il braccio destro al massimo sforzo visto che la ruota non pesa proprio  come una mentos, mentre cerco di affacciarmi sotto l'auto per vedere di quanto deve ruotare su se stessa la vite per potersi infilare, ci riesco con la mano sinistra, mancava solamente un grado.
Lascio andare piano, piano, il cavo e faccio in modo che la ruota si appoggi a terra proprio sotto il foro nel baule, tenendo teso il cavo per evitare che il pallino si sganci di nuovo.
Piano piano mi rialzo, ovviamente tenendo teso il cavo con il maniglioneconscrittopush e do uno strattone, questa volta senza ritegno alcuno, o la va o la spacca (e in fondo, se spaccasse, porterei conforto alla parte più cattiva di me che rimane sempre a boccasciutta).
Tra! tra! traaak|!
La vite si infila esattamente dove si deve infilare e i fermi della filettatura che prima avevo liberato pusciando il maniglioneconscrittopush la bloccano evitando che la ruota ricada a terra.
Sudato come una bestia che suda molto faccio girare una ghiera in plastica bianca che serve a stringere ulteriormente la grossa vite in plastica nera.
Ok! la ruota è al suo posto. Metto a posto anche la chiave usata per svitare e avvitare i bulloni della ruota e cerco di mettere a posto il crik. 
Col cazzo!
Provo e riprovo ma non si infila nella sua scatola, o meglio, ci si infila ma sporge sempre un pochino, quindi, il coperchio della scatola non si posiziona bene e a sua volta, il tappetino del baule, non si mette bello steso sul fondo. Ora il coperchio della scatola lo fanno leggermente più covesso, qualche bestemmia deve aver colto nel segno.
Il cric ha un piedino, quello che appoggia a terra per intenderci, che si muove avanti e indietro di poco più di un centimetro ed è agganciato ad una molla che lo trattiene in una particolare posizione.
Guardo il cric e la forma del suo alloggiamento e comprendo che prima di infilarlo devo tirare il piedino nella posizione che non è permessa dalla molla, lo infilo nell'alloggiamento, lascio andare il piedino che si mette nella posizione che gli dice la molla e la scatola finalmente si chiude.
Ho generalmente una buona manualità ma ammetto una grande imbranataggine soprattutto quando perdo la pazienza, proprio per questo, dopo i falliti tentativi di ieri, ripensando a come è fatto il sistema di aggancio della ruota, ho compreso le ragioni di quel cazzo di ingegnere che ha ideato tutto l'ambaradam e oggi, con la pazienza che cerco di apprendere leggendo le parole di alcuni maestri Zen, ritento e riesco a fare quello che volevo fare.
Ora; miei cari amici della Renault, lasciamo perdere la pena di morte e la tortura, per carità, ma 'na bella paliata a 'sto cazzo di ingegnere, gliela vogliamo fare o no?
Poi prendiamo l'ingegnere e gli facciamo ripetere l'operazione da lui ideata fino a che sbatte per terra, lo si fa dormire una mezz'oretta, e gli si fa ripetere tutta l'operazione nuovamente fino allo sfinimento, tanto questa non è tortura, giusto? E' stata ammessa questa procedura dalla commissione dei diritti dell'uomo, giusto?
E, se l'ingegnere dice qualcosa, scrivetemi che ci penso io, come minimo deve lavare l'auto di Lucia, dentro e fuori, la deve far diventare uno specchio, io per fare tutto quello che ho descritto, tra il grasso del cric e lo sporco accumulato dalla ruota sotto l'auto, per lavarmi ho avuto bisogno di essere aiutato da Silvi, ma nel video illustrativo di come si cambia la ruota alla clio, il "modello" ha un bel pantalone bianco candido.
Quindi, carosignorecambiatorediruotallaclio, non farti trovare in giro con quel pantalone bianco perché: mi fermo, ti chiamo, prendo il piccolo coltellino che ho agganciato al portachiavi e ti buco la gomma dell'auto; se sei a piedi e, soprattutto, se non possiedi una clio, buco la gomma alla prima clio che trovo tanto so per certo che riceverei da quello che potrebbe sembrare un povero malcapitato, un abbraccio sincero e fraterno. Insieme ci schiatteremo di risate anche se indosserai un pantalone nero.
E  ora godetevi il video ma non vi fidate, quello che vi succederà a ripetere le operazioni illustrate, non ve lo potete nemmeno immaginare, inoltre, il carosignorecambiatorediruotallaclio nemmeno ci prova a farsi riprendere mentre ripone il crik.
                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                 clicca sulla foto

domenica 17 agosto 2014

Giorgio Perlasca

Quando tutti dicono:
- Però, cazzo! è vero, vengono e ci rubano il lavoro.
Ma i lavori che si accollano, noi, cerchiamo di evitarli fino a che non ci troviamo nelle loro medesime condizioni.
- Però, cazzo! è vero, bisognerebbe aiutarli a casa loro.
Ma i motivi che li spingono lontano da casa li abbiamo generati noi.
Però, cazzo! è vero, fanno i marciapiedi e non capiscono che le sedie a rotelle non salgono facilmente gli scalini.
Ma: - Mi fermo solo per prendere le sigarette. E parcheggio di fronte all'unica rampa.
- Però, cazzo! è vero, le centrali nucleari forniscono molta energia ma lasciano eredità terribili.
Ma lasciamo accesa ogni sorta di luce e lucetta... per sempre, dalla prima volta che pigiamo il bottone.
Facciamo cazzate a non finire, poi, in un dato momento, una persona dice:
- Però, cazzo! è vero, ma che cazzo stiamo facendo!
Un ferragosto come tanti diventa improvvisamente importante. Non lo diventa per qualche avvenimento sportivo o per qualche manifestazione estiva ma a causa della morte di una persona importante, di quelle che fanno diventare importanti gli istanti fino a diluirli nel sempre senza che mai se ne disperda completamente il colore.

Un portatore di sorrisi che senza perder tempo s'inventò console, non per avere uno scranno importante per un tornaconto meramente egoistico, macché, non se ne poteva fregare di meno; per concretizzare quel "ma che cazzo stiamo facendo!"
Un portatore di sorrisi che avrei voluto come terzo nonno solamente per sentirgli raccontare come, infilandosi in quel tunnel di rischi pieno di gesti che necessitano di infinita energia per essere portati a termine, le sue giornate, per un po', non furono più normali.
Come  August Landmesser, iniziò con un singolo gesto di solidarietà, trasformando i suoi giorni in quello che diventò un'epopea che da nonno racconterò ai miei nipotini cercando di imitare uno dei sorrisi più belli.
Padova, 15 agosto 1992
muore GIORGIO PERLASCA
Come mi vennero le parole di quella  poesia? Mi ripassa davanti la fotografia di Giorgio Perlasca e ricordo.

Non si smontano i sorrisi
Tentano sempre
con spatole ed altro
di staccare
trecce di parole
e di sorrisi.
Chiudono le porte
e smontano i propri
come con il palco
dopo un concerto.
Tanti ne ho
e mi prendo anche i loro
arriverà il giorno
in cui li vorranno rivedere.
Da fuori le mura
li riporterò
facendo notare
che li si può staccare
solo col martello
ma non si possono smontare.
Si possono nascondere
per qualche tempo,
la peste passa
e subito li ritrovi.
I sorrisi ci sono
e anche le parole,
si intrecciano ancora
e sempre lo faranno,
perché i sorrisi
non si possono smontare,
solamente si può
nasconderli un po’.

lunedì 9 giugno 2014

Da Larami a dentro me

Ad un certo Vittorio Arrigoni, qualche tempo fa, venne in mente un pensiero: “Restiamo umani”.
Una lampadina si accese in lui.
Molti sono i pensieri, e tante, le parole che, in qualche modo, hanno acceso lampadine anche in me, vengono da Tenzin Jatso, Tich Nath Han, Gandhi, Martin Luther King per quanto riguarda il pensiero. Tiziano Terzani, Igor Man, Ettore Mo, Stepanovna Politkovskaja, Ilaria Alpi per quanto riguarda la parola.
Sogyal Rinpoche disse: "La lampadina c’è, noto che a volte manca l’energia"
Ebbene, a Formia, nell’auditorium “Foa”, quell’energia l’ho sentita e si è accesa con il filamento in tungsteno brillante come poche volte mi è capitato di vedere.
Ho capito che quando agisco nelle mie attività non voglio più “combattere” “contro” qualcosa che non mi piace, perché “combattere” e “contro” sono parole con un’accezione violenta, ma desidero “agire” in “favore” di qualcosa che mi piace.
Nel caso specifico, d’ora in poi opererò in favore del “Restare umani” piuttosto che “contro l’omofobia”.
Aaron McKinney è stato si il braccio che ha ucciso Mattew, ma se a vent’anni si è cresciuti nell’ignoranza, si è vittime quanto chi si è ucciso.
Non sono comparabili, assolutamente, le due sofferenze, ma se si vuole operare in favore dell’eliminazione della sofferenza, bisogna tenere nel giusto conto tutte le sofferenze.
Un ragazzo di vent’anni che uccide un coetaneo mi fa soffrire per entrambi.
Ecco, questo è successo a Larami, frazione di Formia, nell’ultimo mese insieme ad altre 45 persone.

Se tutto questo ha acceso, due sole lampadine, fra le persone che erano ad osservare 45 strane persone che parlavano per operare in favore del “restare umani”, sono contento di essere stato uno di quei 45.