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mercoledì 4 settembre 2013
lunedì 26 agosto 2013
CHIAMATA ALLE ARTI - the news # 1
Alla Manifestazione
CHIAMATA ALLE ARTI
del 25 settembre 2013 saranno presenti
Emergency Formia
Amnesty International Formia
Comitato Un indovino ci disse - Il film
Comitato Premio Dragut Minturno con una mostra fotografica tra nuove e vecchie immagini di Minturno e frazioni
Amici del Libro "Luigi Raus" - Minturno con lettura di brani tratti dai libri di Tiziano Terzani
Le Facce Toste con i loro intermezzi musicali (flauto, chitarra, voce)
Elisa Jane Pedagna e Giovanni Colangelo con l'esposizione di alcune loro opere
Simone Palladino con l'esposizione di fotografie
Il cucchiarellaio matto con esposizione di oggetti realizzati in legno d'olivo "Cucchetta e forchiaio"
Associazione "Umanamente" con l'utilizzo del video-proiettore
Seguiteci per ulteriori aggiornamenti
giovedì 8 agosto 2013
IL LUNGOMARISTA
Descrizione di una figura
immaginaria.
Un lungomarista degno di
questo nome comincia la propria giornata la sera quando se ne va dalla
spiaggia, il primo giorno di ferie dopo esser giunto nella località eletta a
residenza estiva.
Non comincia la mattina vi
chiederete?
No, secondo me prima di
diventare un vero lungomarista, deve lasciare l’ombrellone piantato e chiuso,
sul bagnasciuga della spiaggia libera dove avrà intenzione di lacerare i
timpani dei bagnanti, per segnare, come ogni buon maschio alpha, il proprio
territorio. Quel territorio, di buon mattino, verrà anzitempo occupato cominciando
con il più vecchio degli esemplari che, vuoi per il caldo, vuoi per gli
anticipati risvegli mattutini caratteristici, appunto, degli esemplari più anziani,
scende a rimestare sul fondo del mare in punti dove si può stare comodamente
seduti, nell’atto della raccolta delle telline, gustosi piccoli molluschi
particolarmente adatti per la preparazione di abbondanti spaghettate. Il
maschio alpha si dedicherà più tardi al procacciamento dei molluschi da
cucinare in abbondantissime soutè. Le cozze, raccolte tra i grossi massi
utilizzati per realizzare barriere frangiflutti, sono stupidamente lasciate
vivere la propria vita dagli abitanti autoctoni, costoro non si rendono conto
che proprio il loro abbondare davanti a canali di scarico li rende più grossi e
saporiti.
Al momento di lasciare la
spiaggia, il buon lungomarista, dopo aver radunato i due o tre quintali di
masserizie sempre utili quando si va al mare, infila la testa nella piccola
piscina gonfiabile utilizzata dagli esemplari più giovani; a volte invece, si
può trattare di mini-gommoni; in una mano impugna una sedia sdraio e nell’altra
la borsa con i giochi per i bimbi e le chiavi dell’automobile, la quale è
assolutamente indispensabile per chi si vuole fregiare del titolo di
lungomarista.
Il maschio alpha nell’atto di
abbandonare la spiaggia, lo si riconosce dal resto del branco soprattutto dallo
sguardo perso nel vuoto, infatti, nel dimostrare tutta la sua potenza,
raramente utilizza calzature di sorta e, causa i trecento gradi dell’asfalto,
deve concentrare le sue forze per non mostrare debolezze lamentandosi dell’ardere
delle piante dei piedi. Costui conduce l’attraversamento con un percorso in
diagonale di circa 100
metri laddove la strada è larga 6.
La compagna e la madre della
compagna, raramente si distinguono tra loro, entrambe con ventri prominenti,
inclinate all’indietro per compensare lo squilibrio dato dal buzzo, vestono
abiti drammaticamente succinti, denominati bikini, coperti da veli annodati su
una spalla ma praticamente completamente aperti sul davanti. L’esemplare più
vecchio delle femmine a volte lo si può riconoscere perché, non portando pesi,
può gaiamente dimenare davanti al volto ventagli raffiguranti santi e madonne.
Gli esemplari femmina più piccoli trascinano teli asciugamano a terra o, tuttalpiù piccoli cani che dimenandosi cercano di far comprendere il proprio disappunto nel fatto che nessuno si accorge del guinzaglio attorcigliato intorno ad una zampa mentre le altre tre, compreso il ventre, scartavetrano la strada.
Gli esemplari femmina più piccoli trascinano teli asciugamano a terra o, tuttalpiù piccoli cani che dimenandosi cercano di far comprendere il proprio disappunto nel fatto che nessuno si accorge del guinzaglio attorcigliato intorno ad una zampa mentre le altre tre, compreso il ventre, scartavetrano la strada.
I piccoli maschi di solito si
allontanano dalla spiaggia così come da questa sono partiti, cioè, calciando un
supersantos in un continuum spaziotemporale nel quale non si avvedono di
automobili e motocicli che, condotti da figli di lungomaristi appena più
cresciuti, ancora ricordano quelle traversate al seguito del branco e, per
loro, stanno attenti all’attraversamento, nel caso, salendo sui marciapiedi,
rigorosamente alieni ai lungomaristi pedoni, capita però che lasciato il
supersantos bucato sulla spiaggia, inforchino biciclettine comprate anni prima
alle quali, tolte le rotelle precedentemente indispensabili, menano a velocità
incredibili i pedali, 20 giri per ogni metro percorso, anticipando stoicamente
e nel totale sprezzo del pericolo l’attraversamento stradale senza perdere inutilmente
tempo per avvedersi di eventuali altri utilizzatori la strada.
Dove però, il lungomarista,
esprime tutte le maestrie tipiche della sua razza, è nel condurre l’automobile
che li porterà all’abitazione distante ben 50 metri dal punto dove la
spiaggia da loro precedentemente occupata, tange la strada che percorrono col
mezzo motorizzato.
Dopo averla caricata con gli altri rappresentanti il gruppo e
di tutta l’attrezzatura oltre a quella attentamente lasciata appoggiata a
secchi vuoti della spazzatura, (nel caso non venga vista dagli addetti alla
nettezza urbana), mette in moto e alla velocità costante di
Una volta immesso nel caotico
traffico del lungomare, un vero lungomarista, abbandonando completamente la
guida a vista, si gira di centottanta gradi per scaricare una gragnuola di
colpi a mani aperte e chiuse sugli esemplari più piccoli seduti dietro che,
giocando con il canotto, non gli permettono la visuale posteriore attraverso il
predisposto specchietto. Dopo questa mansione, scarica improperi sull’esemplare
femmina per far meglio comprendere dove ella male educa la prole mentre le
braccia della di lei madre si interpongono fra i due a evitare gragnuole
manesche anche sulla figlia. Nell’adempimento di tutte queste mansioni, avendo
abbandonato al pilota automatico la guida dell’auto, quella, per conto suo, se
ne è andata a camminare nella corsia opposta dove i non lungomaristi, nella
loro infinita pazienza, si sono industriati in vari modi per evitare
collisioni, ma dove anche, altri lungomaristi, intenti nelle medesime attività
stanno per occupare la loro e solo lunghe scariche di trombe e clacson induco i
guidatori a riprendere la guida a vista, mai senza prima gridare agli esemplari
femmina seduti di fianco, il loro disappunto, in quanto uniche responsabili di
quello che non si è trasformato in tragedia, solo grazie alla loro grande
perizia nella guida.
Epilogo e fiore all’occhiello
di un lungomarista che a buon titolo si vuol fregiare di questo prestigioso
appellativo, è il posizionarsi tranquillo dopo tante peripezie, nella postura
più classica, natiche spostate tutte in avanti fino a giungere sul bordo del
seggiolino e, con il margine inferiore del finestrino all’altezza
dell’orecchio, tutto l’avambraccio appeso al di fuori dello stesso, mignolo
alzato e le carni che sfrigolano sui trecento gradi della lamiera esterna di un
auto abbandonata ore e ore sotto il sole agostano.
Praticamente, un buon
lungomarista, raggiunge livelli estremi di controllo del proprio corpo, come un monaco intento a meditare per abbandonare le percezioni date dai sensi del
corpo, raggiunge una enorme capacità di sopportazione del calore.
Seconda parte
Seconda parte
Newsletter da "Un indovino ci disse"
L'esodo estivo è cominciato ma la nostra "Chiamata alle arti" non si ferma.
Martedì 13 agosto saremo a Riccione. Un ritorno alle origini, o quasi, perché nella città romagnola siamo già stati il 15 aprile, quasi quattro mesi fa.
Che bei ricordi che conserveremo di questo viaggio nell'Italia che ama Terzani. Quante emozioni ci avete regalato.
La prima serata, in provincia di Pistoia, a Quarrata, ce la ricordiamo come fosse ieri: i primi incontri con persone meravigliose, le prime prove in sala, i primi manifesti appesi per le strade e nei negozi. Era il 13 marzo e a fatica avremmo potuto immaginare quello che sarebbe accaduto nei mesi successivi.
Da quel giorno le serate da organizzare sono diventate sempre più numerose. E come vi abbiamo già comunicato nella precedente newsletter, questa grande partecipazione ci ha permesso di trovare anche un produttore italiano indipendente, disposto a coprire una parte dei costi del film
Il nostro tour ha già superato le 30 tappe e tra settembre e inizio ottobre sono in programma molte altre serate. Saremo a Roma, Bologna, Genova, Prato, Reggio Emilia, La Spezia, Foggia, Treviso, Padova, Ferrara, Mestre, Forlimpopoli (FC), Rezzato (BS), Minturno (LT)... Vi terremo aggiornati!
La prossima newsletter a settembre... con una piccola sorpresa.
Buone vacanze a tutti voi!
giovedì 1 agosto 2013
CHIAMATA ALLE ARTI

Tra le persone che mi hanno aiutato a dare forma al mio senso vi sono,
Thic Nath Hanh
e Tenzin Gyatso il XIV Dalai Lama, ci sono arrivato passando da
Mario Rodriguez Cobos, detto Silo.
Chi ha avviato questo mio percorso?
Tiziano Terzani
Ora si vuole realizzare un film tratto dal suo libro "Un indovino mi disse"
per raccogliere i fondi necessari o pensato di far passare questa manifestazione anche da Minturno, quindi
Chiamata alle arti
sarà a Minturno
mercoledì, 25 settembre 2013 alle ore 20,30
presso la Sala Consiliare del Comune
fotografie: prima fotografia: tiziano Terzani con il Dalai Lama
seconda fotografia: Silo
terza fotografia: il grande maestro Tich Nath Hanh
quarta fotografia: il cortile al centro del chiostro nel municipio di Minturno
mercoledì 31 luglio 2013
Chi è il testimone silenzioso del mio sogno?
Come ho conosciuto Tiziano Terzani.
Entro nell'ufficio postale di Minturno che allora era integrato nel palazzo municipale.
Appoggiato sul bancone, al di là del vetro a sinistra della feritoia attraverso la quale ci si scambia soldi e bollette, un libro fa mostra di se. Copertina azzurra, una foto che ritrae un tipo vestito di bianco è seduto sulla soglia di una porta; ha una folta barba anch'essa bianca.
Guardo meglio e riconosco, nel tizio ritratto, il protagonista di un documentario che lo riguardava visto alcuni anni prima. Ricordo che mi colpirono la sua calma e il suo sorriso.
Un altro giro di giostra.
Questo il titolo.
Lo divoro.
Da quello passo a "La fine è il mio inizio". E' così che imparo a capire che forse non di sola ciccia siamo fatti.
In questo libro trovo una domanda -: Chi è il testimone silenzioso del mio sogno?
Questa domanda diventa il mio koan, al quale, ovviamente, ancora non trovo risposta.
Leggo tutti i suoi libri, mi informo su cosa ha fatto. Comincio a frequentare un forum frequentato da chi, come me, si è appassionato agli scritti di Terzani. Non mi è sufficiente avere a che fare con queste persone solamente attraverso una tastiera e organizzo un incontro dove toccarci a e guardarci negli occhi. Il pretesto dell'incontro è la presentazione di un libro nato dalla raccolta delle cose scritte nel forum, "Dentro di noi".
Approfitto dell'occasione, insieme ad amici, per organizzare un simbolo della pace formato da persone che in piazza si tengono per mano reggendo delle candele, questo per far conoscere la "Marcia mondiale per la pace".
Ecco che mi avvicino a quelle discipline che ci aiutano a comprendere cosa siamo e cosa facciamo. Ovviamente senza risultato, però imparo anche ad apprezzare il viaggio in se anziché il raggiungimento della meta.
Quante cose sono cambiate dentro Massimo da quell'incontro in posta.
giovedì 18 luglio 2013
Le 10 regole per il controllo sociale (Noam Chomsky)
Sarebbe stato inutile creare un nuovo post su ciò, era così esplicativo quello di
che l'ho copincollato
Le 10 regole per il controllo sociale (Noam Chomsky)
1 – La strategia della distrazione. L’elemento principale del controllo sociale è la strategia della distrazione che consiste nel distogliere l’attenzione del pubblico dai problemi importanti e dai cambiamenti decisi dalle élites politiche ed economiche utilizzando la tecnica del diluvio o dell’inondazione di distrazioni continue e di informazioni insignificanti.
La strategia della distrazione è anche indispensabile per evitare l’interesse del pubblico verso le conoscenze essenziali nel campo della scienza, dell’economia, della psicologia, della neurobiologia e della cibernetica. “Sviare l’attenzione del pubblico dai veri problemi sociali, tenerla imprigionata da temi senza vera importanza. Tenere il pubblico occupato, occupato, occupato, senza dargli tempo per pensare, sempre di ritorno verso la fattoria come gli altri animali (citato nel testo “Armi silenziose per guerre tranquille”).
2 – Creare il problema e poi offrire la soluzione. Questo metodo è anche chiamato “problema – reazione – soluzione”. Si crea un problema, una “situazione” che produrrà una determinata reazione nel pubblico in modo che sia questa la ragione delle misure che si desiderano far accettare. Ad esempio: lasciare che dilaghi o si intensifichi la violenza urbana, oppure organizzare attentati sanguinosi per fare in modo che sia il pubblico a pretendere le leggi sulla sicurezza e le politiche a discapito delle libertà. Oppure: creare una crisi economica per far accettare come male necessario la diminuzione dei diritti sociali e lo smantellamento dei servizi pubblici.
3 – La strategia della gradualità. Per far accettare una misura inaccettabile, basta applicarla gradualmente, col contagocce, per un po’ di anni consecutivi. Questo è il modo in cui condizioni socioeconomiche radicalmente nuove (neoliberismo) furono imposte negli anni ‘80 e ‘90: uno Stato al minimo, privatizzazioni, precarietà, flessibilità, disoccupazione di massa, salari che non garantivano più redditi dignitosi, tanti cambiamenti che avrebbero provocato una rivoluzione se fossero stati applicati in una sola volta.
4 – La strategia del differire. Un altro modo per far accettare una decisione impopolare è quella di presentarla come “dolorosa e necessaria” guadagnando in quel momento il consenso della gente per un’applicazione futura. E’ più facile accettare un sacrificio futuro di quello immediato. Per prima cosa, perché lo sforzo non deve essere fatto immediatamente. Secondo, perché la gente, la massa, ha sempre la tendenza a sperare ingenuamente che “tutto andrà meglio domani” e che il sacrificio richiesto potrebbe essere evitato. In questo modo si dà più tempo alla gente di abituarsi all’idea del cambiamento e di accettarlo con rassegnazione quando arriverà il momento.
5 – Rivolgersi alla gente come a dei bambini. La maggior parte della pubblicità diretta al grande pubblico usa discorsi, argomenti, personaggi e una intonazione particolarmente infantile, spesso con voce flebile, come se lo spettatore fosse una creatura di pochi anni o un deficiente. Quanto più si cerca di ingannare lo spettatore, tanto più si tende ad usare un tono infantile. Perché? “Se qualcuno si rivolge ad una persona come se questa avesse 12 anni o meno, allora, a causa della suggestionabilità, questa probabilmente tenderà ad una risposta o ad una reazione priva di senso critico come quella di una persona di 12 anni o meno (vedi “Armi silenziose per guerre tranquille”).
6 – Usare l’aspetto emozionale molto più della riflessione. Sfruttare l’emotività è una tecnica classica per provocare un corto circuito dell’analisi razionale e, infine, del senso critico dell’individuo. Inoltre, l’uso del tono emotivo permette di aprire la porta verso l’inconscio per impiantare o iniettare idee, desideri, paure e timori, compulsioni, o per indurre comportamenti…
7 – Mantenere la gente nell’ignoranza e nella mediocrità. Far si che la gente sia incapace di comprendere le tecniche ed i metodi usati per il suo controllo e la sua schiavitù. “La qualità dell’educazione data alle classi sociali inferiori deve essere la più povera e mediocre possibile, in modo che la distanza creata dall’ignoranza tra le classi inferiori e le classi superiori sia e rimanga impossibile da colmare da parte delle inferiori” (vedi “Armi silenziose per guerre tranquille”).
8 – Stimolare il pubblico ad essere favorevole alla mediocrità. Spingere il pubblico a ritenere che sia di moda essere stupidi, volgari e ignoranti…
9 – Rafforzare il senso di colpa. Far credere all’individuo di essere esclusivamente lui il responsabile della proprie disgrazie a causa di insufficiente intelligenza, capacità o sforzo. In tal modo, anziché ribellarsi contro il sistema economico, l’individuo si auto svaluta e si sente in colpa, cosa che crea a sua volta uno stato di repressione di cui uno degli effetti è l’inibizione ad agire. E senza azione non c’è rivoluzione!
10 – Conoscere la gente meglio di quanto essa si conosca. Negli ultimi 50 anni, i rapidi progressi della scienza hanno creato un crescente divario tra le conoscenze della gente e quelle di cui dispongono e che utilizzano le élites dominanti. Grazie alla biologia, alla neurobiologia e alla psicologia applicata, il “sistema” ha potuto fruire di una conoscenza avanzata dell’essere umano, sia fisicamente che psichicamente. Il sistema è riuscito a conoscere l’individuo comune molto meglio di quanto egli conosca sé stesso. Ciò comporta che, nella maggior parte dei casi, il sistema esercita un più ampio controllo ed un maggior potere sulla gente, ben maggiore di quello che la gente esercita su sé stessa.
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